Come formare i futuri docenti? Non può dipendere solo dai docenti universitari. Dettori: “Ci vuole coordinamento. I docenti scolastici portano la propria esperienza di insegnamento”. [CON VIDEO]

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“Il rapporto tra il contributo dei docenti scolastici e universitari è un problema cruciale all’interno delle didattiche disciplinari per la formazione degli insegnanti. In un’ipotetica situazione ideale, sarebbe necessario un coordinamento tra questi due tipi di docenti”.

Così Emanuele Dettori, docente di lettere classiche all’Università Tor Vergata di Roma, intervistato dalla nostra inviata Patrizia Montesanti a margine del Convegno nazionale ANFIS dal titolo “Formazione iniziale degli insegnanti di scuola secondaria: la transizione dai 24 ai 60 CFU/CFU”.

“Il docente universitario, infatti, porta con sé non solo la qualità del proprio sapere, ma anche una riflessione sulla didattica della disciplina. D’altra parte, il docente scolastico porta naturalmente la propria esperienza di insegnamento nelle scuole e la capacità di utilizzare le nozioni in termini didattici”, aggiunge Dettori.

E ancora: “Il problema sta nell’assenza di una tendenza o una spinta verso la ricerca sulla didattica disciplinare nella società italiana, ad eccezione di alcune eccezioni come la matematica. A Tor Vergata, per ovviare a questa situazione, si è fatto partecipare attivamente i professori di scuola chiamati tutors o supervisori alle lezioni di didattica disciplinare. Questa pratica ha permesso loro di non solo partecipare, ma anche di contribuire attivamente alla formazione degli insegnanti”.

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