Come fare i viaggi di istruzione con la didattica a distanza, due esempi

di Antonio Fundaro

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Il Coronavirus, tra le molte problematiche connesse alla chiusura delle scuole, ha di fatto chiuso le porte al momento più atteso per gli alunni italiani quello dedicato alle visite guidate e ai viaggi di istruzione primaverili.

La vita a scuola, per gli studenti, infatti, non è solo un insieme di lezioni in aula. È costellata da momenti di forte convivialità, di preoccupazioni e di emozioni, di visite guidate e feste di fine anno, di assemblee di istituto e di canzoni cantate, sul bus (una volta in treno), durante il tragitto per la destinazione finale di quel viaggio.

Tutto questo, fortunatamente, è rimandato al nuovo anno scolastico. Si spera. Insegnanti e alunni, nel frattempo, si sono reinventati un nuovo modo di viaggiare in attesa di quello che scuola e tour operator ritengono insostituibili per completare il percorso formativo dei nostri giovani. È il caso di un istituto di Lecco guidato dal Dirigente Scolastico la Prof.ssa Raffaella Crimella.

L’Istituto d’Istruzione Superiore “Giuseppe Parini” di Lecco ad Amsterdam

Un esempio quello dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Giuseppe Parini” nato a Lecco nel 1908. Istituto nel quale la classe 5 B dell’indirizzo “Relazioni Internazionali Marketing”, costretta a rinunciare al viaggio di istruzione ad Amsterdam (a causa dell’emergenza del Coronavirus), ha deciso di ricorrere, per il viaggio di istruzione, alla stessa applicazione di Google utilizzata quotidianamente per le lezioni o per le attività collegiali dei docenti. E dopo una dettagliata organizzazione, accompagnati dalla prof.ssa Marina Ravasio e dal prof. Massimo Ripamonti, si sono connessi tra loro e collegati con Paola Pirovano, giovane storica dell’arte originaria della Brianza che vive ad Amsterdam, che ha accompagnati i giovani turisti alla scoperta dei capolavori conservati presso i musei d’arte più prestigiosi della capitale olandese. Scrive la professoressa Elena Dell’Oro «Qualcuno ha scritto che “la cosa più straordinaria di un viaggio è che il suo incanto comincia prima della partenza”. Di certo avrebbe apprezzato l’originale iniziativa della classe 5B dell’indirizzo “Relazioni Internazionali Marketing” dell’Istituto “G. Parini” di Lecco».

«Così, seppure a distanza – scrive Elena Dell’Oro – attraverso la rete ha potuto incontrare i ragazzi e raccontare loro la sua esperienza di studio, lavoro e vita. Gli studenti hanno scoperto dalla sua voce numerose curiosità relative alla città, dalle case galleggianti alle biciclette utilizzate per trasportare qualsiasi oggetto, alle tipiche facciate eccezionalmente strette delle case, dovute ad un’antica tassazione sull’edilizia legata alla superficie di suolo occupato. (…) Prima dello scioglimento della riunione non è potuto mancare un bel brindisi con un boccale di birra per ciascun partecipante, nell’auspicio condiviso di poter visitare quanto prima l’affascinante capitale olandese. Questa volta non solo virtualmente».

Intervista a Vincenzo Lo Cascio, General Manager de “Il Tuareg To”

I viaggi di istruzione sono pur sempre importanti progetti culturali, artistici, ambientali e sportivi che necessitano non solo di una progettazione educativa, della quale sono corresponsabili scuole e tour operator, ma anche di un impegno serio nell’organizzazione dei viaggi di istruzione. Per tutte le scuole: primarie e secondarie, di primo e secondo grado. Numerosi gli elementi distintivi della proposta che renderanno possibile, a studenti e insegnanti, un viaggio formativo e interessante e che vedrà bambini e ragazzi attivi protagonisti della loro esperienza. L’anno scolastico che partirà a settembre, necessita di novità, adeguamenti alla norma, distanziamenti, scelte, quasi certamente, al più, nazionali. Lo abbiamo chiesto a Vincenzo Lo Cascio, una preparazione multisettoriale, fondatore e General Manager dell’operatore Turistico Il Tuareg To. Il suo pensiero sui cosiddetti Viaggi di Istruzione: devono essere semplicemente Istruzione al Viaggio, ossia scoperta a 360°.

Dottore Lo Cascio, la Didattica a Distanza che, nonostante tutto, è stata affrontata con eccezionale competenza dalla scuola italiana, costretta a vincere, tante reticenze, ha vinto tante, davvero tante, problematicità, talvolta sostituendosi alla piacevolezza del bello fisico con quello virtuale, ma un piacere non l’ha potuto soddisfare: il conoscere visitando le aree archeologiche, i monumenti, i musei. Quale prospettiva per la scuola del 2020-2021?

«La didattica a distanza, che trova radici nel passato del nostro Paese addirittura negli anni 60 (Scuola Radio Elettra per esempio), oggi viene esaltata dalle new technology che permettono collegamenti con più astanti con strumenti fortemente utilizzati, per esempio, nei corsi di studi accademici delle ormai note Università On Line. Certamente viene meno, con questi strumenti, l’aspetto emotivo ma garantisce la piena applicazione da parte di coloro che fanno dello studio di ogni materia motivo di crescita conoscitiva. Troppo spesso le aule non riescono a catturare, in modo omogeneo, l’interesse della platea su materie di non plenario interesse collettivo. I Video riempiono il nostro tempo, con immagini accattivanti, attivando un aspetto fortemente propedeutico su quanto si potrà successivamente visitare fisicamente. Noi, come Il Tuareg to, per esempio ci siamo attrezzati per offrire percorsi di ASL o progetti similari da svolgere On Line».

Come organizzare una visita guidata in un museo, un viaggio di istruzione, rispettando tutte quelle misure, assolutamente necessarie, specie nella scuola, che abbia la caratteristica dello strumento didattico migliore per immergersi e gustare l’arte, il paesaggio, l’ambiente?

«Il successo didattico del Viaggio non può prescindere dal grado di apprendimento degli studenti ed è per questo che ogni operatore, della filiera turistica, deve porgersi agli studenti, unici e veri attori dell’esperienza, in modo da soddisfare le aspettative di tutti. Semplicità di linguaggio da parte delle guide per esempio, parametrato al livello curriculare dei ragazzi. Rispetto dei partecipanti offrendo servizi logistici di qualità».

Quali adempimenti dovrebbe seguire un istituto per programmare, nel prossimo anno scolastico quella benedetta “gita” scolastica, chiamandola per come l’appellano gli studenti?

«Innanzitutto, necessita una chiara programmazione, spalmata sull’intero anno scolastico, evitando di concentrarla in pochi mesi. Spesso il freddo autunnale ed invernale blocca delle attività perfettamente fruibili anche nel primo semestre scolastico. Il giusto equipaggiamento ed un coordinamento spaziotemporale potrebbero riservare gradite sorprese nei mesi meno “vissuti” nelle cosiddette gite scolastiche. Inevitabile concentrarsi sulla qualità dei servizi ed in particolare sui mezzi di trasporto. Da non disdegnare la riscoperta dei Treni per le uscite regionali».

A chi affidarsi? In questo settore quanto conta la professionalità del tour operator anche nel caso di annullamento, per ragioni che esulano la volontà degli istituti, dei viaggi di istruzione?

«Vi sono diversi competitor in Italia per lo specifico target Viaggi Istruzione. Naturalmente i bandi sono necessari e dovuti, ma alcuni paletti si possono fissare con gli anni di esperienza, le Certificazioni di Qualità, la dimostrazione di essere impegnati sul sociale in modo globale e l’applicazione di un codice etico. Inoltre, di essere in possesso di tutti i requisiti di Regolarità Contributiva, polizze assicurative e di garanzia al momento della partecipazione alla gara. Le policy di cancellazione sono subordinate ai contratti con i fornitori e riversate nel contratto stipulato tra Ente Scolastico eTour Operator; quest’ultimo dovrebbe operare, su eventuali annullamenti, in modo deontologico e aborrendo qualsiasi azione di indebito arricchimento».

E se si fosse costretti a rimanere in Italia, cosa proporreste per una scuola secondaria di primo grado e per una scuola secondaria superiore? E per la Primaria, come vincere la resistenza di alcune aree geografiche italiane che vogliono che tali momenti rilevanti del percorso formativo di uno studente siano relegati ad un solo giorno?

«Rimanere in Italia non sarebbe certamente una penalizzazione, anzi. Per le scuole secondarie di primo grado rivolgerei l’interesse alla conoscenza dei territori, alla conoscenza del cammino storico-culturale di una singola regione identificando una macroarea rappresentativa. Per le secondarie superiori il programma si dovrebbe sviluppare con un mix di argomenti di carattere generale con particolare attenzione al corso di studio scelto, naturalmente diversificato per livello di classi frequentate. Per le scuole primarie un giorno diventa davvero poco se si affrontano tanti chilometri e troppe ore di Pullman. Meglio individuare delle attività nel raggio massimo di 50 chilometri, non mancheranno location importanti ed idee attrattive per deliziare i bambini: e se ci dicono che ci sono già stati, bisognerà spiegare loro che “essere stati in un luogo” e “conoscere un luogo” sono due cose diverse».

Oggi, cosa proporreste agli alunni, ancora a casa, per non perdere il piacere, anche on line, di lasciarsi travolgere dalle bellezze della nostra Sicilia e della nostra Italia?

«In tempi non sospetti consigliavamo a tutti gli studenti di impiegare bene il proprio tempo: bisogna allontanare la parte peggiore dei social e sfruttarne invece le potenzialità di crescita umana e culturale. Si può conoscere la storia dell’Australia, dagli aborigeni ai giorni d’oggi, con qualche ora di filmato, oppure conoscere la storia del monte che domina la propria città…il Pellegrino nel nostro caso che, oltre a raccontarci mirabilmente le scelte di Santa Rosalia, ci offre testimonianze uniche sull’ecosistema».

Quale auspicio per una scuola laboratorio capace di attingere dalla natura e dall’arte la forza per formare l’uomo e il cittadino del domani?

«L’auspicio è che nella scuola, e nelle famiglie soprattutto, scompaia la frase “troppo piccolo per”, l’essere umano ha cognizione ed apprendimento sin dai primi giorni di vita: osserva in piena sicurezza in braccio alla mamma prima, si muove a gattoni subito dopo assaporando i primi momenti di libertà, per poi camminare e quindi correre non trascurando mai l’esigenza di avere una guida, fino a quando non lo divengano loro stessi. La Natura la si deve godere appieno, preservandone le peculiarità. L’Arte va sorseggiata come un buon calice di Vino da Contemplazione. Se ancora oggi i parallelismi tra Fidia e Michelangelo o il raffronto tra Donatello e Jacopo della Quercia resistono significa che l’uomo senza la Storia dell’Arte, unica e meravigliosa, è davvero povero».

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