Come criceti sulla ruota, come dattilografi a una gara di velocità: ecco il concorso per diventare insegnanti in Italia. Lettera

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Come criceti sulla ruota, come dattilografi a una gara di velocità: ecco come tanti di noi, docenti abilitati, si sono sentiti alle prove scritte per la scuola secondaria del “concorsone” 2016.

Come criceti sulla ruota, come dattilografi a una gara di velocità: ecco come tanti di noi, docenti abilitati, si sono sentiti alle prove scritte per la scuola secondaria del “concorsone” 2016.

Un paio di giorni fa ho potuto sperimentare quello che tante volte avevo letto in rete, sentito raccontare da colleghi di persona o in televisione.

Ho svolto la mia prova scritta, quella per lingua e cultura inglesi, presso un istituto scolastico di Ferrara: come previsto, otto quesiti “aperti” per 2 ore e 30 di tempo.

Arriviamo, ci sottoponiamo alle operazioni di riconoscimento, ci sediamo in un’aula di informatica, ciascuno davanti al suo computer. Subito capiamo che nessuno dei quattro membri della nostra commissione giudicante è presente (fatto in sè prevedibile, data la quantità di candidati, sparsi in varie scuole di Ferrara e Modena), e neppure ci è stato inviato alcun delegato in rappresentanza di essa.

Le “famose” griglie di valutazione su cui si dovrebbe basare la correzione? Assenti, non ve n’è l’ombra.

Parte il cronometro, 150 minuti per otto domande.

Arriva il bello.

Ciascuno di noi si butta a capofitto, raccogliendo tutta la determinazione che ha, su schermo e tastiera: intorno solo rumore di respiri e battiti, veloci e nervosi.

Le prime domande, come quelle che seguiranno, sono impegnative: complesse e articolate nella formulazione, esigono alcuni minuti almeno per poter raccogliere le idee. Si chiede, in ciascuna di esse, di ideare sul momento esercizi, lezioni, strategie didattiche motivandole e facendo collegamenti trasversali.

La lucidità che ti accompagna nei primi quesiti viene sempre più scemando quando, soltanto al terzo quesito (!) e con poco meno di un’ora rimasta ti rendi conto che non solo non riuscirai MAI a finire (o che se lo farai, dovrai necessariamente rinunciare ad una risposta consapevole e meditata), ma che già “non ce la fai più”.

Proprio così, la sensazione a un certo punto (parlo ora a titolo personale, anche se so di essere condivisa da tanti) è quella di chi non riesce più a pensare e non ha più forze ma è costretto dai tempi TROPPO BREVI in relazione a complessità e lunghezza della prova a proseguire, in maniera ahimè sempre più affrettata e di conseguenza casuale.

Quella che tanti di noi hanno avvertito come una (l’ennesima) presa in giro risiede nel fatto che proprio in un’occasione tanto importante della nostra carriera (occasione in cui peraltro dovremmo poter dimostrare il nostro valore di docenti) ci venga imposto di rinunciare a concetti pedagogici come la riflessione e l’autocorrezione per sfidarci ad un assurdo e umiliante gioco “del più rapido”. Perché questa è stata la nostra sensazione: impossibilitati dalle troppe, troppo complesse tracce e dallo scarso tempo a disposizione ci si è dovuti buttare, con una furia che nulla aveva della concentrazione e della serenità necessarie per una prova di tale importanza, su ognuna delle otto domande in inglese – fino allo scoccare, liberatorio, del “fine tempo”.

Non abbiamo potuto parlare fino a quando le prove non sono state depositate su chiavetta ed inviate (misteriosamente) al Cineca; vi garantisco però che nei volti stanchi per le ultime settimane dell’anno scolastico e lo stress di un concorso preparato nei fine settimana, alla sera, dopo aver corretto le verifiche, dopo una riunione o prima di preparare la cena a compagno e figli, si leggeva a chiare lettere la rabbia di chi ancora una volta ha speso e sacrificato tanto e si ritrova ad essere valutato su parametri a dir poco irragionevoli.

Le nostre domande al Ministro Giannini e al Presidente Renzi? Vi propongo la principale, e con questa chiudo la mia lettera:

  1. Come è possibile che noi, insegnanti che vivono la scuola e la toccano con mano lavorandoci ogni giorno, possiamo essere valutati nelle nostre COMPETENZE e NELLA NOSTRA PREPARAZIONE da una prova che altro non misura se non la velocità di battitura nel formulare risposte che non hanno-non possono avere- il tempo di essere pensate e costruite con ragionevolezza?

Valentina Sassi

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