Come concludere l’anno scolastico: Maturità ad agosto. Lettera

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Inviata da Michela Giangualano – Penso che in questo momento storico ognuno di noi si stia informando sull’andamento della pandemia in corso.

Ciò che ho notato è che gli scenari ottimistici degli esperti stanno scemando, sostituiti vieppiù dalla visione di un’epidemia di medio-lungo periodo.

Mentre nella visione di medio periodo si ipotizza che l’epidemia raggiungerà un picco nel mese di aprile, nella visione di lungo periodo si parla addirittura di un possibile picco nel mese di giugno.

Ma non finisce qui: c’è chi prospetta che a un elevato picco di contagiati iniziale ne seguiranno altri di minori dimensioni e che il termine di questa pandemia non sia realmente prevedibile.

La situazione che si delinea è quindi quella di un’emergenza continua, di una probabile recessione e di uno stress psicologico che ricadrà sulla popolazione intera.

Al Ministero dell’Istruzione stanno lavorando alle varie ipotesi per poter concludere nel modo più corretto possibile l’anno scolastico in corso. Che ci sia un divario tra scuola e scuola e nei diversi territori su come si sta rispondendo alla sfida della didattica a distanza è palese.

Non mi sembra corretto, però, puntare il dito contro quelle realtà, quei dirigenti o insegnanti che non sono attualmente in grado di mettere a disposizione degli studenti le migliori tecniche o le migliori competenze per rendere effettivo il diritto allo studio anche in questo momento di crisi.

Non si può neanche recriminare sul “destino baro” che fa sì che proprio i più bisognosi risultino attualmente i più svantaggiati nell’usufruire della didattica a distanza.

E’ un fatto che vi sono ora istituti scolastici in cui le cose stanno comunque funzionando bene, ed altri in cui è in atto una rincorsa per capire come farle funzionare.

Ma se l’efficacia nel raggiungimento dei risultati è così influenzata da fattori pregressi da delineare situazioni di disparità oggettiva, può il periodo successivo al mese di febbraio ritenersi sempre adeguato, per ogni istituto scolastico, all’espletamento delle normali attività didattiche di una scuola, che ricomprendono anche la parte valutativa? Secondo me, no!

Sicuramente in tanti hanno fatto tanto e io credo che la categoria del personale scolastico esca bene da questa esperienza emergenziale. Ma se non c’è una base di omogeneità tra le varie situazioni che si sono create su tutto il Paese, pur tenendo conto dell’autonomia scolastica, della libertà di insegnamento e di ogni altra tutela di casi particolari, credo che non sia possibile procedere alla fase di valutazione finale degli studenti, nel caso di un mancato rientro a scuola.

Ci troviamo in uno stato di emergenza planetario e quindi le soluzioni adottate dai vari Stati sicuramente si influenzeranno.

Per come funziona il sistema di valutazione in Italia, penso che sarebbe possibile dichiarare un’idoneità al proseguimento degli studi nella classe successiva, valevole per tutti gli studenti (non alla fine del ciclo scolastico), nessuno escluso, ipotizzando dei debiti formativi da colmare solo per coloro che risultavano non sufficienti in una o più discipline negli ultimi scrutini certificati.

In questa ipotesi, si rimanderebbe al prossimo anno scolastico lo svolgimento delle parti del curricolo non trattate quest’anno.

Più complessa è invece la soluzione da adottare per gli esami di Stato conclusivi dei cicli scolastici.

Credo che sarebbe opportuno, in via straordinaria, rimandarli alla seconda metà di agosto, nel tentativo di svolgerli in presenza, con adattamenti stabiliti dai singoli istituti scolastici. Credo inoltre che debbano esservi ammessi tutti gli studenti con regolare frequenza prima della chiusura delle scuole.

Vista poi la difficoltà a svolgere le procedure concorsuali in programma e la carenza di personale di ruolo che verrà a determinarsi il prossimo anno scolastico, nonché l’orientamento europeo alla stabilizzazione del personale con almeno tre anni di servizio, credo che si dovrebbe valutare l’opportunità di una riapertura straordinaria delle Graduatorie a esaurimento, dove inserire, sia in funzione dei contratti a tempo determinato che indeterminato, tutti gli abilitati con almeno tre anni di servizio.

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