Combattere le violenze contro gli insegnanti si può se si fa squadra. Lettera

di redazione
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inviato da Irene Visciano – Alla luce dei gravissimi episodi di violenza e umiliazioni (fisiche, verbali e psicologiche) che hanno visto e continuano a vedere (quotidianamente) vittime insegnanti di ogni ordine, grado e ambito territoriale, mi sembra giusto puntualizzare quanto un po’ tutti siano responsabili di questo spaventoso degrado della scuola e della nostra società.

Si è parlato giustamente delle pessime famiglie (straniere incluse), incapaci di educare i propri ragazzi al buon vivere e a tutto ciò che c’è di piú elementare, ma mi sembra corretto far presente che ad avere un peso non irrilevante siano ANCHE tutti coloro che lavorano nella e per la scuola italiana. Sembrerebbe una constatazione scontata ma merita al giorno d’oggi di esser presa un po’ piú sul serio.

Parliamo di docenti, dirigenti scolastici ed educatori, grande varietà di soggetti con personalità, atteggiamenti e valori differenti (e ahimè non sempre condivisibili) che lavorano in questa difficile realtà e hanno il compito di formare futuri uomini, tra i quali magari vi saranno futuri insegnanti.
La scuola attuale è purtroppo vittima di un altro triste fenomeno che ne lede le fondamenta: la DISUNITÀ all’interno della grande famiglia del personale scolastico. Anche questo non fa altro che aggravare lo stress e la solitudine di chi ancora crede in una “Vera e Buona” scuola, dove tutti si impegnano all’unisono per insegnare il rispetto delle regole e difendere la nostra cultura/identità italiana.

Chiedere “collaborazione” oggi come oggi sembra un paradosso se non un’utopia in quanto presuppone unità o perlomeno una linea di azione comune tra le persone coinvolte. Appare un’impresa impossibile da realizzarsi quando si parla di famiglie (ormai considerate “troppo poco collaborative” con gli insegnanti), quando ci si rivolge ai ragazzi (troppo impegnati a far altro o insofferenti di fronte a qualsiasi nostra richiesta) e purtroppo anche quando si deve lavorare o confrontarsi con colleghi, educatori e dirigenti “al passo coi tempi”.

Esistono diverse categorie di figure all’interno della scuola odierna:

  • chi svolge il proprio lavoro con passione e professionalità, rispettando e facendo rispettare colleghi, sempre pronto/a a lottare nel nome della giustizia e dei valori che da sempre hanno caratterizzato la vera Scuola.
  • Chi ormai rassegnato e stanco per età (e altro…), non ha piú la volontà o la forza per combattere con alunni fuori controllo o colleghi testardi e di conseguenza non dà piú voce ai propri pensieri.
  • Chi “nuovo/a” nel mondo della scuola o magari sotto contratto precario e di breve durata non si sente di esporsi (per timore o vergogna) denunciando determinate situazioni che interessano colleghi o lui/lei stesso/a.
  • E infine chi al “passo coi tempi” assume atteggiamenti adolescenziali e spesso diseducativi per guadagnare la simpatia e il “rispetto” di ragazzi dell’ultima generazione, i quali poi si sentono in diritto di definire “severi o antipatici” i docenti che non adottano tale atteggiamento e che esigono il rispetto delle regole scolastiche.

Quest’ultimo gruppo vede al suo interno una “MINORANZA” (che si spera rimanga tale…) di insegnanti ed educatori che intrattengono con i loro alunni rapporti “malsani” ed infantili, i quali non possono che aver presa sugli adolescenti di oggi con risvolti negativi sulla loro crescita e sul lavoro di altri insegnanti, costretti a correggere indirettamente le violazioni di codice compiute dagli stessi colleghi! (Come se non bastassero l’irriverenza e l’indisciplina già presenti nei ragazzi e nelle loro famiglie!).

Ma il grande problema che pervade l’attuale mondo scolastico ha radici sociali. La scuola e tutto ciò che riscontriamo in essa è il riflesso di una società allo sbando, dove i valori di un tempo non contano piú, dove tutto è divenuto sfumato e relativo, talvolta persino per chi svolge la delicata professione di educatore/insegnante.

Un grandissimo grazie va agli ultimi politici buonisti e falsi ai quali non è importato nulla della scuola e ancor meno dell’Italia, ormai popolata da una moltitudine di stranieri irrispettosi e di italiani “stranierizzati”, apatici e privi di amore per la cultura come per la propria patria.

Dovremmo lottare TUTTI all’unisono contro questa deriva sociale invece di cavalcare l’onda dell’ipocrisia, del buonismo o peggio ancora emulare linguaggio e comportamenti scorretti di tanti nostri giovani studenti (poi premiati con la promozione). Difendere (se non recuperare…) la scuola salda e seria di un lontano passato dovrebbe diventare compito di tutti noi!

Combattere nel nostro piccolo anziché adattare programmi e comportamenti a una società imbruttita e culturalmente in declino.

E un ultimo appello è ovviamente rivolto ai dirigenti scolastici affinché vengano incontro agli insegnanti e intervengano tempestivamente quando emergono i primi segnali di criticità evitando frasi del tipo “dovete contare su voi stessi, trovare da soli la chiave per farcela senza aspettarvi l’aiuto esterno di altri”. Perché ormai è noto a tutti, ma proprio tutti, che in un’epoca come questa l’insegnante non può “sopravvivere” senza la concreta cooperazione degli altri!

FARE SQUADRA, sebbene non sia garanzia di riuscita, potrebbe alleviare le sofferenze di tanti di noi.

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