Colpo di scena nel concorso Ds 2011: rinviata udienza del 20 novembre

di redazione
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Erano pronti 800 ricorrenti da tutta Italia ad assistere all’udienza del 20 novembre in cui la Consulta avrebbe dovuto riunirsi per pronunciarsi in merito alla legittimità della legge 107, nella parte in cui al comma 88 discrimina i ricorrenti del concorso Ds 2011 rispetto ai ricorrenti del 2004 – 2006.

Grande fermento da nord a sud d’Italia, molti docenti avevano anche acquistato il biglietto aereo, il momento della verità sembrava arrivato e invece arriva la notizia del rinvio dell’udienza accompagnata da un alone di mistero e di stupore.

Le voci che si rincorrono fanno riferimento alle conseguenze disastrose che si avrebbero se la Corte riconosce l’illegittimità costituzionale dei commi 87 e 88 della legge 107/2015.

Questa sarebbe la ragione del rinvio, ma nessuna motivazione ufficiale al momento è stata resa. E in effetti una pronuncia di accoglimento metterebbe a rischio tutti i dirigenti sanati dalla legge 107/2015 che dovrebbero fare ritorno ai ruoli di appartenenza, per non parlare dei posti disponibili, che  spetterebbero  ai ricorrenti del 2011 e  non potrebbero essere più assegnati ai vincitori del concorso 2018.

Sulla vicenda è intervenuto l’avvocato Pasquale Marotta

“L‘ Avvocatura Generale dello Stato di Roma ha chiesto il rinvio su indicazione del Governo, ma non è stata chiarita la motivazione di tale richiesta. Ritengo che probabilmente il Ministero e l’Avvocato dello Stato abbiano valutato che la questione d’incostituzionalità della legge , oggetto del contendere, sia effettivamente fondata e che quindi la stessa sarebbe stata dichiarata incostituzionale,  con conseguenti effetti devastanti sui concorsi precedenti. Ritengo che un rinvio del genere non sia giustificato e che ricorrano le condizioni affinché intervenga sulla vicenda il Presidente della Repubblica, l’unico soggetto che, tra le sue prerogative istituzionali,  ha anche quella  di  chiedere al Presidente della Corte Costituzionale di fissare con urgenza l’udienza  per valutare la legittimità costituzionale della legge contestata”.

“Abbiamo fatto tutte le proposte possibili  e immaginabili a tutti i  Ministri che si sono succeduti in questi anni, per scongiurare le conseguenze della pronuncia della Corte, ma non siamo stati mai ascoltati”, dichiara Elisabetta Corvino, Referente nazionale del Comitato Diversi davanti alla legge, “In 800 eravamo pronti a presenziare all’udienza pubblica della Corte Costituzionale,  ma l’appuntamento è solo rimandato, la battaglia continua, non si potrà rinviare all’infinito e noi saremo presenti quando ci sarà l’udienza: i giudici non potranno darci torto, dovranno guardarci negli occhi prima di dirci che la legge non è uguale per tutti.  Intanto il Comitato chiederà l’intervento del Presidente della Repubblica, in quanto garante della Costituzione, affinché la Legge Fondamentale dello Stato non venga calpestata e affinché il Governo si assuma la responsabilità di affrontare e risolvere questa inaccettabile discriminazione: mettere a tacere la Consulta non è degno di un esecutivo che si proclama Governo del cambiamento! ” Conclude Elisabetta Corvino

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