Il colloquio dell’esame di Stato non è un riepilogo delle conoscenze apprese nell’ultimo anno scolastico

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Pubblichiamo una lettera che riapre un dibattito ancora presente in moltissime scuole, ossia come impostare il colloquio multidisciplinare dell’esame di Stato della secondaria di II grado.

L’ordinanza annualmente pubblicata dal Ministero dedica ampio spazio al colloquio, ma sarebbe sufficiente metabolizzare il primo capoverso per comprendere che la classica interrogazione faccia a faccia con l’insegnante, con l’alunno che si sposta con la sedia tra i banchi disposti a ferro di cavallo, non è certo la modalità che meglio può attestate la preparazione dell’alunno.

“Il colloquio tende ad accertare la padronanza della lingua, la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite, di collegarle nell’argomentazione e di discutere ed approfondire sotto vari profili i diversi argomenti. Esso si svolge su temi di interesse multidisciplinare, attinenti alle Indicazioni Nazionali per i Licei e alle Linee guida per gli istituti tecnici e professionali, relativi alle Indicazioni Nazionali e alle Linee Guida e al lavoro didattico dell’ultimo anno di corso”

Tralasciamo le ulteriori indicazioni relative a CLIL e Alternanza Scuola Lavoro, ma certamente vogliamo insistere sulla natura del colloquio e sulla riduzione che in certi casi se ne fa a “interrogazione orale sugli argomenti dell’ultimo anno scolastico”

La lettera

“Gianni Mereghetti  – Sono sempre più convinto che la formula di questo esame non funziona, me lo hanno evidenziato la tensione e la difficoltà dei miei studenti e delle mie studentesse quando li ho visti nella preparazione della terza prova e del colloquio di fronte ad una richiesta impossibile, quella di sapere tutto ciò che si è fatto nel corso di un anno scolastico. No! non è possibile che vi sia un esame in cui si possa chiedere tutto, è contrario ad ogni logica, rasenta l’assurdo, fa venire in mente il film “Non si uccidono così anche i cavalli?”.

C’è da fare al più presto una riforma radicale di questo esame e non un semplice aggiustamento, è l’impostazione che va rivista, non ci devono essere più interrogazioni su tutto lo scibile umano, basta con studenti in fibrillazione perchè può essere loro chiesto tutto e di più!

Si dovrebbe andare in senso più moderno verso un tipo di esame che verifichi le competenze, che vada a vedere se un ragazzo o una ragazza hanno fatto una conquista personale della conoscenza e così porre le condizioni perchè il colloquio sia un vero dialogo, uno scambio di giudizi da cui un insegnante e lo stesso studente possa imparare qualcosa di nuovo.

Questa è la riforma dell’esame di cui la scuola ha bisogno, una riforma che abbandoni la verifica delle capacità di analisi e finalmente metta al centro dell’esame di stato la verifica delle capacità di sintesi. Questo è ciò che anche gli studenti e le studentesse di quest’anno avrebbero voluto, ma hanno dovuto fare i conti con un esame vecchio e superato, ma lo hanno affrontato con la forza della loro umanità e quando hanno incontrato insegnanti cui più della loro materia interessava la mossa della loro personalità anche questo esame è stato affascinante, perchè ha fatto emergere che il dato in più di questa scuola vecchia e contraddittoria è l’umano, l’umano di studenti e di insegnanti, l’umano di chi non vuol tacerlo. “

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