Collaborazione tra genitori e dirigenti scolastici: solo così si crea una vera comunità educante. Lettera

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Inviata da Stefano-Maria Tombesi – sono un genitore impegnato negli organi collegiali della scuola ed ho letto con sorpresa il vostro articolo, nel quale un Dirigente scolastico invita gli aspiranti Dirigenti a non partecipare al concorso. Tale invito è il segno inequivocabile che, forse, si è passata la misura.

Di fatto, a noi genitori è chiaro da tempo che l’enorme carico di lavoro e le molteplici responsabilità che gravano, per legge, sulle spalle di una singola persona -il Dirigente Scolastico- non siano più sostenibili.
A mio avviso sarebbe utile, se non necessario, rivolgersi alle varie figure previste dalla normativa, che si possono individuare anche tra i genitori eletti negli organi collegiali.

Tra questi genitori si possono trovare molteplici professionalità, competenti nelle più svariate materie, ed a questi i Dirigenti Scolastici potrebbero chiedere collaborazione ed aiuto. Solo così si potrà, effettivamente, realizzare una concreta collaborazione tra scuola e famiglie, tra personale scolastico e genitori, i quali sono ben lieti di collaborare con le istituzioni scolastiche e mettere a disposizione di queste, gratuitamente, le proprie conoscenze. Un genitore coinvolto dal Dirigente Scolastico può essere un prezioso aiuto e può contribuire, in modo sostanziale, affinché si possa realizzare una vera e propria “comunità educante”, come richiede la legge, mentre un genitore che si sente “escluso” a volte può assumere un atteggiamento ostile.

Sappiamo benissimo che, alla fine, le decisioni competono al Dirigente che se ne assume la responsabilità, anche a livello legale, ma prima di arrivare ad una decisione, qualunque essa sia, c’è tutta una fase di studio e istruttoria, spesso su materie non di esclusiva conoscenza del Dirigente (pensiamo, solo per esempio, ai problemi di assicurazione, alla redazione dei regolamenti di disciplina per la quale serve, sicuramente, la conoscenza delle normative e della giurisprudenza amministrativa in materia e, quindi, il parere di un esperto legale, e via dicendo). I genitori sarebbero ben lieti di partecipare a questa fase preparatoria, per fornire un concreto aiuto e sgravare il Dirigente di oneri pesanti.

È chiaro che, per essere veramente di aiuto (e per dare un minimo di affidamento ai Dirigenti), i genitori devono essere competenti, preparati, informati e, soprattutto, formati. Inoltre, è esperienza quotidiana il fatto che un genitore coinvolto è nella quasi totalità dei casi collaborativo, mentre è frequente che chi percepisce come lesi i propri diritti -spesso per mera carenza di informazioni- si rivolti contro l’autorità costituita, in questo caso la scuola.

Nel nostro piccolo, noi genitori ci siamo organizzati: tempo un anno, siamo già in oltre 1300 a confrontarci quotidianamente sulle varie problematiche della scuola, ad approfondire la normativa, a studiare strategie utili a costruire una comunità educante in ciascuna scuola. Lo facciamo tramite un gruppo Facebook, valendoci della consulenza gratuita degli esperti dell’associazione genitori AGe. Fra di noi ci sono insegnanti e anche alcuni dirigenti. Chissà, forse varrebbe la pena di provare a formarsi un po’ e vedere se la scuola dei nostri figli ne trae beneficio.

Concludo con un riferimento ai vari articoli apparsi in rete, nei quali conosciuti e stimatissimi personaggi insistono nel dire che i genitori dovrebbero essere espulsi dalle scuole e dagli organi collegiali. Non tutti i genitori sono “sindacalisti dei figli”, come sostiene qualcuno. Non tutti i genitori hanno come unico scopo la promozione, a tutti i costi, dei propri pargoli. Ci sono anche moltissimi genitori che hanno come scopo la creazione di quella “comunità educante” prevista dal legislatore molti anni fa ma, forse, ancora non realizzata e, sicuramente, non unicamente per colpa dei genitori.

Noi genitori ci mettiamo a disposizione, mettiamo a disposizione gratuitamente le nostre competenze e le nostre conoscenze. Sta ai Dirigenti Scolastici approfittarne. Solo così, ritengo, potranno alleggerire l’insostenibile carico di lavoro che porta qualcuno di loro a consigliare di astenersi dal partecipare al concorso.

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