Collaboratore tartassa di messaggi il DSGA per retribuzione con fondo di Istituto, Cassazione: non è reato

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Un collaboratore scolastico che “tartassa” di messaggi il proprio capo, ossia il direttore dei servizi generali e amministrativi, per farsi retribuire delle prestazioni con il fondo di istituto, può essere accusato del reato di “esercizio arbitrario delle proprie ragioni”, ai sensi dell’articolo 319 del codice penale?

Al quesito ha risposto negativamente la Cassazione, emanando una sentenza relativa ad un collaboratore scolastico, condannato dal tribunale di Lecce per il reato summenzionato.

La Cassazione, come riferisce “responsabilecivile.it”, ha ribaltato la sentenza del predetto tribunale, assolvendo il collaboratore scolastico, in quanto i messaggi (SMS) inviati non possono considerarsi espressione di “arrogante invadenza e di intromissione continua e inopportuna nell’altrui sfera”.

Il contenuto dei messaggi, infatti, è “attinente ad una questione legata a problemi in sede lavorativa”. Conseguentemente, la condotta del collaboratore  non può essere considerata violenta o minacciosa .

Considerato che quelli sopra riportati sono i presupposti del reato contestato al collaboratore, la Cassazione ha accolto il ricorso dello stesso.

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