Collaboratore scolastico pestato perché rimprovera studente, famiglia condannata

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Il caso trattato dalla Cassazione penale del 26 ottobre 2017 non esprime principi di diritto importanti o rilevanti per la scuola, per il contenzioso scolastico.

Ma all’interno dei fatti che porteranno alla conferma dell’ordinanza custodiale emessa nei confronti di una persona ritenuta esponente di un’associazione di tipo mafioso, ed in particolare di una cosca calabrese della ‘ndrangheta, vi è anche un fatto tanto inquietante quanto diffuso in alcune realtà che interessa la scuola.

Come è noto ci sono zone territoriali d’Italia dove le scuole sono dei veri e propri incubi per chi ci lavora e chi li frequenta. Ci sono ambienti tremendi, pesanti, minori arroganti, aggressivi, violenti, con le famiglie spesso pronte a difenderli anche quando sono nel torto più marcio. E questa difesa può passare per la via del pestaggio, delle intimidazioni, delle minacce. E spesso si reagisce in modo silente, perché tutti sanno dove abiti, sanno che macchina guidi, sanno chi sei. Ed allora zitto o zitta e subisci. Minacce e violenze che interessano in modo indistinto uomini e donne.

E ciò non accade comunque solo in realtà che si possono definire come classiche, condannate a vivere l’inferno esistenziale dantesco a vita, come nelle periferie di alcune città o paesi del Sud ma in tutta Italia. E non è che la famiglia di appartenenza del minore debba essere per forza di cose mafiosa, camorrista, ‘ndranghetista. Anzi, i casi di prepotenza ed arroganza e violenza che possono emergere riguardano spesso nuclei sociali che non hanno nulla da spartire con le mafie. Ma non è questo il caso di cui alla sentenza. Dove è emerso che si è consumato un gravissimo episodio di pestaggio nei confronti dell’operatore scolastico di una data scuola che aveva osato rimproverare un minore.

La dirigente scolastica dell’Istituto tra le altre cose rilevava che vi era una vera e propria abitudine del minore di fare intervenire membri della famiglia per risolvere problemi verificatisi all’interno dell’istituto. Tale fatto di aggressione veniva però questa volta denunciato e veniva nell’insieme di altre circostanze ritenuto importante ai fini della determinazione di un quadro complessivo che porterà alla sentenza della Cassazione.

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