Collaboratore scolastico con laurea e master: “Non sono bidello né dottore, sono Marco. Sfrutto le competenze acquisite, ma il titolo va riconosciuto” INTERVISTA

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Marco Morosini, 25 anni, laurea e master, assunto come collaboratore scolastico al 30 giugno, con part time di 18 ore, in una scuola dell’infanzia di Recanati. Non è l’unico, tanti colleghi laureati come lui sono presenti nelle graduatorie ATA di terza fascia. E spesso si è discusso della non valutazione del titolo di laurea per i collaboratori scolastici nelle graduatorie ATA o del basso punteggio assegnato per la laurea negli altri profili professionali.

Abito a Montecassiano, paese limitrofo a Recanati, disto un km dalla scuola presso la quale lavoro, l’istituto comprensivo Beniamino Gigli” spiega a Orizzonte Scuola il giovane collaboratore.
Marco si è iscritto per la prima volta nelle graduatorie di terza fascia nel 2017, poi ha aggiornato la sua posizione lo scorso anno.

Quando hai svolto la prima supplenza?
Prima supplenza nel dicembre 2020, a un mese e mezzo dalla laurea. Prima il tempo l’ho dedicato all’università e alla collaborazione come giornalista freelance in una radio. Nel frattempo un master in direzione aziendale e marketing, che ho preso mentre lavoravo, dall’aprile 2021 all’aprile 2022.

Sei riuscito a conciliare bene lavoro e studi?
Ce l’ho fatta perché è possibile farlo, visto il tipo di lavoro e poi i permessi studio, come le 150 ore. In altri lavori forse no, ma qui sì. Nel mondo del Pubblico impiego ci sono dei diritti ben sanciti a proposito di formazione continua per sviluppare la parte formativa della persona con dei permessi e delle agevolazione. Penso anche alla PA 110 e lode riconosciuta anche ai lavoratori della scuola. Aggiornarsi e formarsi è importante. Individualmente una persona può decidere di migliorare e io, ad esempio, penso che mi si potrebbero aprire delle strade nel mondo amministrativo.

Pensi a un futuro in segreteria?
Al momento non so rispondere, lo valuterò sul da farsi, anche perché si potrebbero fare più cose.

Tanti collaboratori scolastici sono poi passati a fare gli amministrativi o i Dsga
Sì, ci sono tanti Dsga reggenti. La laurea che possiedo attualmente non mi permette di accedere al concorso per Dsga, ma ho iniziato il percorso di studi economici.

Non stupisce che un giovane laureato faccia il collaboratore scolastico, ma c’è un punto di cui spesso su Orizzonte Scuola si è discusso: la laurea non viene valutata nelle graduatorie per cs. E’ un sistema che andrebbe rivisto?
Il sistema dovrebbe aggiornarsi. Non che la laurea debba essere titolo di accesso per la professione del collaboratore scolastico, ma di certo c’è uno squilibrio. La laurea viene valutata due punti all’assistente amministrativo ma non al collaboratore scolastico; dovrebbe essere invece riconosciuto nella stessa misura. Il diploma è essenziale perché ti permette di accedere. Io faccio questo lavoro grazie al punteggio e al voto del diploma. Essendomi diplomato con 100, ho avuto infatti da subito 10 punti in graduatoria. Poi ci sono dei corsi, alcuni dei quali anche un po’ datati, penso ad esempio al corso di dattilografia.
La laurea ormai è un requisito fondamentale. Non parlo di svalutazione, ma di una valutazione che deve essere garantita. Un bidello laureato, non ha solo un titolo in più, ma anche un bagaglio di esperienze in più. Immagino da una parte un bidello con un diploma professionale, e dall’altra un bidello che ha una maturità al liceo, una laurea magari con un percorso di pedagogia e psicologia che si ritrova in un luogo formativo, ad esempio dove sono io all’infanzia c’è uno strettissimo rapporto coi bambini. Si è figure educative in senso stretto, allora si può davvero collaborare con tutti gli altri anche con tutto quello che si è appreso nel percorso universitario.
Faccio poi una critica al sistema delle graduatorie: l’aggiornamento non dovrebbe essere triennale, ma più frequente, annuale magari. Così si darebbe modo alle persone di aggiornare i punteggi inserendo i nuovi titoli di servizio.

Per te questo è un lavoro di passaggio?
Sì. Quante persone all’inizio della loro carriera professionale hanno fatto la gavetta, altri mestieri che non sono coerenti con i propri studi? E’ una storia di tutti. Qui di mezzo c’è un elemento altisonante: “laureato e fa il bidello”, termine che quasi ha un’accezione dispregiativa. Io non mi faccio chiamare bidello né dottore, io sono Marco per tutti. Quello che conta è la mia persona, io non sono bidello, questo è quello che faccio. Siamo molte cose insieme, siamo le nostre passioni e siamo in parte anche la nostra professione, ma non esclusivamente. E poi è un lavoro importante e ben riconosciuto contrattualmente.

Un lavoro sicuramente con mansioni fondamentali nelle scuole, ad esempio la sorveglianza degli alunni, ma con uno stipendio basso…
Lo stipendio è basso, sicuramente. Fortunatamente non devo vivere con le mie sole forze, non dipendo completamente dai miei genitori, però c’è un sostegno. E’ comunque un percorso momentaneo.

Ti piace quello che fai?
Tante persone non amano quello che fanno. Io cerco di renderlo piacevole. Mi piace creare un clima organizzativo positivo, solo così si può lavorare in un ambiente sereno.

La laurea è per te un valore aggiunto o la ritieni inutile per fare il cs?
La laurea è parte di un percorso personale, che possa poi essere coerente con quello che si fa o meno. Nel caso del collaboratore scolastico io porto tutto ciò che è di competenza nel mondo della formazione, quindi anche ambito psicologico, sociologico e pedagogico. Io ho la passione per la comunicazione, che però sfrutto poco a scuola, ma soprattutto per un linguaggio comunicativo che possiedo, mediato dalla musica. Sono pianista e a volte porto la tastiera, quindi cantiamo canzoncine, creiamo momenti di svago e di formazione, che comunque rientrano nella logica di collaborare in un ambiente formativo. Non ci si può focalizzare sulle mansioni della pulizia o della sorveglianza. Si lavora con sensibilità perché lavoriamo con dei bambini.

A proposito di mansioni, penso a uno dei compiti delicati che spetta al collaboratore, quello dell’assistenza agli alunni con disabilità. Secondo te c’è bisogno di maggiore formazione?
La figura del collaboratore scolastico in questo caso diventa importantissima e coadiuva il lavoro dell’insegnante di sostegno, sia per aiuto personale e umano, ma spesso è anche un ruolo di responsabilità. Ho partecipato a corsi di formazione di primo soccorso o corsi dettagliati in relazione a patologie di bambini presenti nella scuola. E’ compito del collaboratore scolastico anche prestare i primi soccorsi, quindi chiamare il 118, avvisare e intervenire in casi di urgenza. Si deve avere prontezza nel gestire le emergenze, come in caso di incendio, il collaboratore è colui che per ultimo esce.

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