Collaboratore scolastico cade accidentalmente con un carrello pieno di pentole: per giudici no al risarcimento

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Un lavoratore, assunto con contratto a tempo determinato per svolgere le mansioni di collaboratore scolastico, era caduto mentre trascinava un carrello contenente pentole vuote ed aveva agito in Tribunale sostenendo che l’infortunio fosse addebitabile a responsabilità del Comune, che aveva omesso la necessaria formazione sulle modalità di conduzione del carrello ed aveva installato all’ingresso della scuola una pedana inidonea all’uso, reso difficoltoso dalle dimensioni e dalle caratteristiche della porta di passaggio nonché dall’instabilità dello scivolo.

Tribunale e Corte d’Appello rigettano la richiesta di risarcimento del danno

La Corte territoriale aveva rigettato l’appello proposto dal collaboratore scolastico avverso la sentenza del Tribunale, con la quale era stata respinta la domanda, proposta nei confronti del Comune, di risarcimento dei danni derivati dal relativo infortunio, verificatosi nei locali della scuola dell’infanzia ove prestava servizio. Il giudice d’appello, premesso che il Tribunale aveva escluso qualsiasi condotta colposa da parte del datore di lavoro, ha ritenuto assorbente rispetto ad ogni altra considerazione l’assenza di nesso causale fra l’asserita nocività dell’ambiente di lavoro e la caduta, perché quest’ultima, avvenuta a circa metà della pedana, non era stata determinata dalle caratteristiche della pedana né dal trascinamento del carrello e sulla dinamica della stessa non aveva in alcun modo inciso la dimensione della porta d’ingresso. Il collaboratore, infatti, aveva dichiarato di essere “caduto rovinosamente all’indietro mal ponendo il piede di appoggio destro” ed il carrello non aveva subito alcuna inclinazione, rimanendo fermo a metà della pedana con l’intero carico al suo interno.

Secondo l’uomo il Comune aveva violato gli obblighi datoriali di tutela dei lavoratori

L’uomo si rivolge alla Corte di Cassazione ribadendo che la caduta si era verificata perché il trasporto del carrello era reso non agevole dalle dimensioni della porta di accesso, non conforme alle prescrizioni imposte dalla normativa ed aggiungendo che il datore di lavoro, oltre a violare gli obblighi di formazione e di informazione, aveva altresì omesso di adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e morale dei lavoratori.

La caduta è stata “accidentale”

La Cassazione (Sezione Lavoro Civile, Ordinanza 02 ottobre 2020, n. 21201), nel rigettare il ricorso, ha ritenuto assorbente, rispetto ad ogni altra considerazione, l’accidentalità della caduta, verificatasi per ragioni del tutto indipendenti dalle dimensioni del passaggio e dalle caratteristiche della pedana.

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