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Coding, solo una moda?

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Qualche settimana fa mi è capitato di leggere un commento sul coding di una insegnante di scuola primaria, iscrittasi in un noto gruppo Facebook che trattava questo argomento. Ora, questa docente sosteneva che il famoso coding era una pratica da scoraggiare in particolare nel primo ciclo, in quanto non proficua e dannosa per l’apprendimento nei primi anni formativi.

Questa posizione critica, che premetto non condivido, mi ha dato modo di pensare e approfondire ulteriormente l’argomento.

Partiamo intanto da una definizione di coding. Se lo traduciamo letteralmente dall’inglese, troveremo che deriva dal verbo “to code” e può essere tradotto con codificare. Normalmente invece interpretiamo questo termine con “fare programmazione” informatica.

In un corso incentrato sulla didattica digitale, mi è capitato di sentire il relatore affermare che il coding e il pensiero computazionale permettevano di far apprendere allo studente le modalità di ragionamento e comportamento di un computer. Aldilà del grossolano errore di questa affermazione, in quanto il personal computer non ragiona, bensì esegue delle istruzioni impartite dall’utente e dallo sviluppatore che realizza il software, mette in luce che il coding viene spesso associato solo ed esclusivamente alla tecnologia e più strettamente all’informatica.

Ancora di più se pensiamo che spesso questo argomento è subito abbinato al famoso software Scratch, che ci permette di utilizzare un linguaggio visuale a blocchi, utilizzato proprio nelle attività laboratoriali. Addirittura spesso si cade nell’errore di utilizzare una sineddoche utilizzando Scratch al posto di coding.

Andrebbe invece riscoperta proprio la sua radice terminologica, codificare (to code). Il coding non dovrebbe essere visto solo come attività laboratoriale dell’ora di tecnologia, ma come approccio all’analisi, alla logica e alla codifica di tutte quelle informazioni che fanno parte di un processo formativo. D’altra parte il coding non dovrebbe essere il tutto, bensì uno strumento che accompagna l’allievo nel maturare il proprio pensiero logico nel percorso di crescita quotidiano.

Un approccio metodologico che aiuti lo studente ad apprendere e sviluppare le capacità di analisi, di scomposizione di un dato problema, di comprendere le ragioni di un determinato fattore e di poter elaborare delle soluzioni.

Pensare di relegare il coding al solo ambito informatico è riduttivo e semplicistico. Strumenti come Scratch, CodyRoby, PixelArt possono essere utilizzati in vari percorsi formativi, con contenuti didattici non prettamente legati all’informatica. Non solo, possono essere di esempio per sviluppare nuovi progetti come ad esempio CodyWay, un interessante strumento che prende spunto dal linguaggio a blocchi applicandolo all’ambiente quotidiano che ci circonda.

Ecco quindi che l’approccio del coding diviene un mezzo comunicativo da utilizzare nella semantica quotidiana con i bambini e i ragazzi.

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