Codice deontologico dei docenti si richiede dal ’66. Lettera

di redazione
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Inviato da Fernando Mazzeo – Poiché l’insegnante svolge un’attività progettuale e operativa fondata su un alto livello di competenza e responsabilità, da tempo è avvertita la necessità di un codice deontologico dei docenti strettamente collegato alla costituzione di un ordine professionale che non sia solo finalizzato alla tutela delle libere professioni e, sul piano deontologico, alla regolazione dei rapporti tra professionista e utente-cliente, ma indichi valori, orientamenti condivisi della categoria su aspetti costitutivi dell’identità professionale.

I grandi mutamenti connessi alla diffusione e all’uso delle nuove tecnologie, impongono una nuova riflessione sul “Codice deontologico” dei docenti e fanno emergere una nuova domanda etica che pone al centro la ridefinizione di ruoli e funzioni della professione docente.

Il cammino verso la formulazione di un codice deontologico è iniziato con la “Raccomandazione sullo status degli insegnanti da parte dell’Unesco redatta a Parigi il 05 Ottobre 1966. Tale Raccomandazione costituiva un richiamo a tutti gli Stati perché considerassero l’insegnamento come una vera e propria professione che richiede competenze specialistiche e necessita della definizione, del mantenimento e dell’aggiornamento di precipui “Standard professionali”.

Questa Raccomandazione, nonostante sia trascorso oltre mezzo secolo, è un documento di grande attualità, costituisce un importante punto di riferimento per la vita e la dignità della professione docente, anche se, almeno nel nostro Paese, resta largamente inapplicata.

Nel 2001 il ministro della Pubblica Istruzione Letizia Moratti cercò, senza successo, di dare un contributo, mediante l’istituzione di una apposita Commissione sul codice deontologico, alla piena valorizzazione del ruolo dei docenti. Nella relazione finale, Plinio Sacchetto, Presidente della Commissione ministeriale, ricordò che gli insegnanti, pur inquadrandosi sul piano contrattuale tra i pubblici dipendenti, assolvono ad un servizio professionale non paragonabile ad altri, perché agisce direttamente sulla formazione della persona umana.

I docenti, pertanto, non vanno semplicemente considerati pubblici dipendenti, ma, al pari di giudici e medici che esercitano la loro professione presso strutture pubbliche, vanno adeguatamente collocati tra quelle figure professionali che hanno un’altissima responsabilità etica e sociale e che, anche a distanza di anni, continuano a svolgere una enorme importanza nella vita di una persona. Basti pensare al fatto che, all’interno della propria esperienza scolastica, ciascuno di noi ricordi, in modo particolare e con affetto, gli insegnamenti di qualche maestro di scuola e di vita che ne hanno condizionato e caratterizzato l’intero percorso formativo.

Purtroppo, oggi, gli insegnanti, in base al Decreto legislativo 165/2002, sono tenuti a rispettare il Codice di comportamento delle pubbliche amministrazioni, non sono riconosciuti come dei professionisti, ma semplici impiegati dello Stato, con la conseguente perdita della loro identità professionale e con una forte svalutazione sociale.

Non godendo più né di prestigio, né di valorizzazione del proprio lavoro, né di gratificazioni economiche, né di progressioni di carriera, la professione insegnante vive un profondo periodo di crisi d’identità. Pertanto, se si vuole uscire da questa situazione depressiva, e dare nuove prospettive e nuove speranze alla funzione docente, la strada da seguire è quella della creazione di un Codice Deontologico, diverso dal Codice disciplinare per insegnanti e presidi gestito dal Ministero e dal Codice deontologico pubblicato nel 2002 negli annali del ministero dell’Istruzione, che sia una voce autorevole della docenza e che abbia il potere di intervenire sulle fondamentali questioni professionali, legate anche ai significativi cambiamenti del sistema scolastico e delle relazioni tra i soggetti del processo educativo, che rendono inadeguato l’attuale assetto normativo e procedurale in materia di tutela della professione, contenzioso e di organismi disciplinari.

Al di là dei diversi orientamenti culturali, politici, sindacali e associativi, è necessario che il Ministero avvii, quanto prima, un nuovo Codice deontologico pronto a tracciare ed a definire precise regole, anche etiche, che diano, di fronte al crescente calo di credibilità e al sempre più diffuso uso improprio dei social da parte di dirigenti, docenti e genitori, prospettive certe per un corretto comportamento professionale con le diverse espressioni in cui la scuola è inserita. In questa prospettiva, per evitare inopportune e deleterie confusioni, la professione docente e l’agire professionale, meriterebbero un esame più approfondito finalizzato alla definizione dei diritti e dei doveri dei nuovi professionisti dell’educazione.

Solo mediante la creazione di un vero e proprio Ordine Professionale, sarà possibile contrastare le logiche di dequalificazione della scuola pubblica e ridare autorità e prestigio alla professione docente. La dignità e l’autorità della professione va salvaguardata e sostenuta, non con atteggiamenti di delega, di rinuncia o di sottomissione, ma attraverso la salvaguardia dell’autonomia della professione e la valorizzazione di comportamenti che la valorizzino e la tutelino dall’impoverimento e dal degrado.

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