CNA. Popolazione italiana più istruita del 5% durante gli anni della crisi

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Secondo uno studio del Centro Studi della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, l’Italia del periodo della crisi è più povera, più violenta, più vecchia e inutilmente più istruita.

Tra il 2007 e il 2013 è aumentato il grado di istruzione della popolazione ma è sempre più difficile inserirsi nel mercato del lavoro. I più penalizzati? I diplomati.

Secondo uno studio del Centro Studi della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, l’Italia del periodo della crisi è più povera, più violenta, più vecchia e inutilmente più istruita.

Tra il 2007 e il 2013 è aumentato il grado di istruzione della popolazione ma è sempre più difficile inserirsi nel mercato del lavoro. I più penalizzati? I diplomati.

Negli anni della crisi la popolazione italiana diviene più istruita. In percentuale, aumentano soprattutto le persone aventi un titolo di laurea o post laurea (+23,9% pari a +1,2 milioni di persone) o un diploma (+11,9% pari a 1,9 milioni di persone). Per effetto di questi andamenti la quota di individui aventi un titolo di studio superiore alla licenza media (diploma o laurea o post laurea) aumenta di circa 5 punti, dal 42,6% al 47,4%.

L’accresciuta scolarizzazione della popolazione italiana rappresenta indubbiamente un dato positivo. Essa però può essere stata determinata in parte anche dalla crisi. In altri termini è verosimile che per molti l’avere prolungato gli studi oltre un certo livello (ad esempio la laurea anziché il diploma superiore) sia la contropartita al mancato inserimento nel mercato del lavoro.

Insieme al grado di istruzione della popolazione, negli anni della crisi in ambito sociale, aumenta considerevolmente anche il numero dei «Neet» (Not in Education, Employment or Training), ovvero dei giovani, tra i 15 e i 34 anni, non più inseriti in un percorso scolastico o formativo ma neppure impegnati in una attività lavorativa. Pari a 2,8 milioni nel 2007, essi sono aumentati di oltre 750mila unità arrivando a quasi 3,6 milioni nel 2013.

Considerando i titoli di studio e l’incidenza dei NEET rispetto a ogni livello di istruzione, è evidente come il rischio di esclusione sociale aumenti soprattutto tra i diplomati per i quali il “tasso di disoccupazione NEET” (incidenza dei NEET diplomati sulla forza lavoro diplomata) aumenta di circa 10 punti dal 2007 al 2013 arrivando a toccare il 27,3% di essi.

Di fatto la crisi ha portato all’equiparazione tra istruzione di base e il diploma. Si tratta di una circostanza drammatica: se infatti prima della crisi il diploma garantiva un inserimento sul mercato del lavoro simile a quello della laurea (i tassi di disoccupazione NEET erano, rispettivamente, pari al 17,0% e al 15,9%), oggi la probabilità di disoccupazione di un diplomato è prossima a quella di coloro che hanno conseguito, al più, la licenza media.

Quando si ragiona invece per classi di età, il rischio di disoccupazione aumenta con l’età: nel 2013 la condizione NEET riguarda circa il 30% di coloro che hanno un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (e che potenzialmente potrebbero avere un titolo post laurea e avere maturato già qualche esperienza lavorativa) e “solo” il 22,2% dei giovani con meno di 25 anni. D’altra parte, tra il 2007 e il 2013 l’incidenza dei NEET cresce più rapidamente nelle classi di età più anziane.

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