Classi pollaio, il Governo batte un colpo: ma le deroghe riguarderanno solo le situazioni difficili

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Non proprio la montagna che partorisce il topolino ma non è nemmeno così lontana l’immagine che ne è venuta fuori leggendo l’ultima bozza della legge di bilancio, nella parte in cui il Governo si impegna a contrastare il fenomeno delle classi sovraffollate.

In base a quanto riporta l’articolo 112 dell’ultima bozza della manovra 2022, “al fine di favorire l’efficace fruizione del diritto all’istruzione anche da parte dei soggetti svantaggiati collocati in classi con numerosità prossima o superiore ai limiti previsti a normativa vigente, il Ministero dell’istruzione è autorizzato, nei limiti di cui alla lettera d) del comma 2, a istituire classi in deroga alle dimensioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81”. La deroga, tuttavia, si adotterà solo “nelle scuole caratterizzate da valori degli indici di status sociale, economico e culturale e di dispersione scolastica individuati con il decreto di cui al comma 2 e nel limite delle risorse strumentali e finanziarie e della dotazione organica di personale scolastico disponibili a legislazione vigente”.

Questo vuol dire che solo in minima parte si agirà nei confronti delle classi sovraffollate e non in maniera totale sul territorio nazionale.

Legge di bilancio, classi pollaio: deroghe per istituire classi con dimensioni diverse da quelle previste. ULTIMA BOZZA [TESTO PDF]

Misura che non è stata gradita nemmeno al M5S, che per bocca della ex ministra Azzolina esprime il proprio disappunto: “Sul contrasto alle cosiddette ‘classi pollaio’ la soluzione contenuta nella legge di bilancio prevede solo una rimodulazione del numero attuale dei docenti. In parole povere: ci sarà una deroga alla norma Gelmini ma senza nuove assunzioni. Quindi se ci sarà un docente in più in Lombardia, ce ne sarà uno in meno in Sicilia. Lo stesso vale per gli insegnanti di educazione motoria alla primaria: un maestro in più in una scuola, uno in meno in un’altra. È una operazione di maquillage. Non esistono scorciatoie creative: per combattere le classi pollaio servono più docenti e più investimenti sulla scuola“.

Anche il sindacato Anief si è mostrato perplesso: “Pensare di risolvere il problema dando delle deroghe nella formazione delle classi solo in casi estremi serve a ridurre l’apice del problema ma non certo a estirparlo”, commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Quello che ci attendevamo, ancora di più ora che stanno arrivano i finanziamenti del Pnrr – continua Pacifico – è un provvedimento capillare per sdoppiare tutte le classi e arrivare ad avere non più di 15 alunni per classe, in casi eccezionali non oltre 17-18. È una esigenza che con la pandemia è diventata impellente, ma già le norme vigenti sulla sicurezza imporrebbero aule scolastiche con almeno 1,80-1,90 metri quadrati di spazio ad alunno: una condizione che in piccole aule, che in media si collocano tra i 35 e i 40 metri quadrati complessivi, viene quasi sempre sistematicamente elusa”.

Negli scorsi mesi il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, intervenuto sul tema, ha riferito che “le classi più numerose sono essenzialmente negli istituti tecnici e superiori delle grandi aree metropolitane, su cui stiamo intervenendo con un programma specifico”. Le classi con più di 27 studenti, sottolineava ancora Bianchi, “sono il 2,9%, mentre quelle con meno di 15 sono il 13%.  Abbiamo quindi anche un problema opposto – spiega – ovvero di classi in situazioni in cui non riusciamo a fare le prime le prime elementari perché non abbiamo più bambini. Il quadro quindi va visto nel suo insieme”.

Quadro però che deve essere visto, in effetti da prospettive più ampie, sottolineava poi tempo fa il sindacato Flc Cgil, che sulla base dei numeri ministeriali ha calcolato che gli studenti che studiano in aule troppo affollate sarebbero 254 mila.

L’emergenza sarebbe soprattutto nei licei e negli istituti tecnici e professionali dove superano il numero massimo 7.345 classi, dunque 205.660 studenti calcolando una media di 28 per classe, come prevede il decreto n.81 del 2009 sulla formazione delle classi.

Il numero di alunni per sezioni-classe va da un minimo di 18 a un massimo di 26 (con deroga a 29) alla scuola dell’infanzia, da 15 a 26 (con deroga a 27) alla scuola primaria; da 18 a 27 (con deroga a 30) alle secondaria di primo grado; da 27 a 30 fino a +10% alle scuole superiori.

Per non parlare della questione degli alunni con disabilità: attualmente il limite stabilito dalla norma è di 20 alunni per classe in presenza di uno studente con disabilità. Secondo le stime Flc Cgil,  le classi che non rispettano la regola sono oltre 42.500 alla primaria, 41.297 alle medie e 64.622 alle superiori.

Anche Cittadinanzattiva, ha recentemente mostrato dei dati sulle classi sovraffollate: oltre 450mila alunni studiano in 17mila classi con più di 25 tra bimbi e ragazzi; il problema è concentrato soprattutto nelle scuole superiori, dove il 7% delle classi è in sovrannumero, con le maggiori criticità nelle regioni più popolose come la Lombardia (con 1889 classi over25), l’Emilia Romagna (1131), la Campania (1028).

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