Classi pollaio, dopo abolizione si potrà riflettere su qualità e innovazione

di redazione
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di Gianfranco Scialpi – Classi pollaio, da insegnante, ritengo che sono il problema dei problemi. “L’esperienza dell’aula” prevale su ogni altro discorso. La bassa percentuale delle classi pollaio è fuorviante. Solo dopo l’azzeramento di questa “bruttura pedagogica” è possibile riflettere sulla qualità e innovazione.

L’intervista dell’On. Valentina Aprea  

Qualche giorno fa l’On. V. Aprea ha rilasciato un’intervista. Promotrice di una mozione ( coding obbligatorio fin dalla scuola dell’infanzia) insieme a Mariastella Gelmini. Palmieri, Casciello, Marin, Marrocco, Saccani Jotti alla domanda ” Torniamo alle aule, che sono spesso affollate. C’è una proposta del Movimento 5 Stelle di eliminare le cosiddette classi pollaio” l’esponente di FI ha risposto: “Sono contrarissima alla proposta dell’on. Lucia Azzolina. La proposta guarda al passato, parlare di classi è un modo burocratico di guardare all’apprendimento. Di per sé non funziona. Quando fu fatta la scelta di alzare il rapporto alunni docenti si valutarono vari parametri e si andarono a cancellare gli automatismi legati alla formazione delle classi e allo sdoppiamento delle medesime. Spazi piccoli possono piacere ai prof ma non ai ragazzi. È una modalità fuori tempo. Gli automatismi previsti dall’on. Azzolina prevedono che al ventiseiesimo alunno il Miur dovrebbe sdoppiare la classe. Se si dovesse tornare a questi parametri rigidi è stato calcolato che una roba del genere costerebbe 3 miliardi. Ma al di là di questo, la scelta non è pure auspicabile perché rimanda a una organizzazione rigida e antiquata . Oggi dobbiamo garantire rapporti sostenibili, certo, ma non è detto che questi alunni debbano fare le stesse cose nello stesso tempo. Se si pensa agli strumenti digitali che servono anche all’handicap questa proposta è davvero fuori tempo”.

Molte perplessità da chi “vive l’aula”

Non condivido nulla della risposta. La mia posizione ha un valido supporto: l’esperienza quotidiana dell’aula, davanti alla quale i ragionamenti si trovano a un bivio. Da una parte la “salita” verso l’Iperuranio (Platone) delle idee, dall’altra la loro fattibilità dipendente dalle condizioni concrete. Lo scenario prospettato dall’on. V. Aprea è sicuramente interessante e auspicabile. Purtroppo la realtà dice altro. Presenta, infatti, ancora l’aula come ambiente di riferimento. Nelle città e nei piccoli centri, quest’ambiente educativo di apprendimento, mantiene ancora la sua centralità. Ovviamente non è totalizzante, ma significativamente presente nella stragrande maggioranza degli istituti (soprattutto comprensivi). Fin qui nulla da dire! E’ sempre stato così, e lo sarà per molto tempo ancora. Purtroppo questo ambiente in tanti casi assume un profilo antipedagogico, fino a diventare un impedimento alla generazione di apprendimenti significativi (Ausubel) e competenze. Mi riferisco alle classi pollaio, previste dalla Riforma Gelmini (2008-09) e mai contestate dall’On. V.Aprea. Situazione che diviene ancora più complessa, se si considera che la suddetta Riforma ha cancellato le compresenze nella scuola primaria (allora elementare), depotenziando di fatto ogni tentativo di inclusione e riducendo la possibilità di sperimentare modalità organizzative alternative all’aula (ne fa cenno l’on. Aprea), quali le classi aperte, introdotte con la legge 820/71 (tempo pieno) e 517/77.

Le classi pollaio rappresentano una piccola percentuale. La risposta

Le stime sulle classi sovraffollate parlano di una percentuale minima, irrisoria. Intorno al 6%. In questo dato sono incluse le unità-classi dove sono presenti i diversamente abili.  Purtroppo la percentuale non rappresenta la realtà, perché non tiene presente delle tante classi dove sono presenti studenti con Bes, Dsa…. Anche per questi utenti la Repubblica ha obbligo di “ rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. ”

Conclusione, prima rimuoviamo l’ostacolo poi…

Il suddetto passaggio costituzionale, facilita la conclusione. Ogni discorso su progetti innovativi viene dopo. Prima occorre rimuovere l’ostacolo delle classi pollaio che impedisce di percorrere “nuove strade”, finalizzate a raggiungere interessanti traguardi che possono contribuire al “pieno sviluppo della persona” In altri termini, è necessario riportare la scuola nell’ambito della Costituzione per attuare la finalità della formazione dell’uomo e del cittadino. Meta che non può essere perseguita superficialmente, attraverso la semplice acquisizione di conoscenze e abilità (coerente con le classi pollaio), bensì coinvolgendo l’uomo nelle sue diverse componenti: cognitiva, sociale, affettiva… Non a caso il filosofo greco U. Galimberti, parla di un auspicabile ritorno a classi educative.

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