Classi pollaio e altro, Il burnout e la solitudine degli insegnanti!

di redazione
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contributo inviato da Gianfranco Scialpi – Una ricerca dell’Università “Sapienza” di Roma, pubblicata anche da “OrizzonteScuola” fa emergere un dato conosciuto a livello empirico dagli insegnanti coinvolti:” chi ha classi molto numerose (sopra i 25 alunni) è più a rischio di burnout, mentre classi meno numerose (meno di 20 alunni) portano un livello 0 di burnout”

La situazione attuale anche se contenuta – meno del 7% del totale delle classi – pone dei problemi a livello costituzionale. La nostra Carta, infatti, garantisce ogni cittadino,  il quale gode di  “pari dignità e uguaglianza formale e sostanziale” Quindi anche se si tratta di circa  50.000 studenti coinvolti, il problema conferma la sua gravità.  Gli alunni/studenti iscritti a queste classi-pollaio, infatti, sostanzialmente sono meno garantiti nel diritto allo studio ( art. 3 comma 2 e art 34 ) e alla sicurezza.

In altri termini, l’uguaglianza formale non diviene sostanziale per mancanza dell’impegno della Repubblica a rimuovere ogni ostacolo che impedisce il pieno sviluppo della persona ( art. 3 Costituzione)
Detto questo intendo soffermarmi sulla condizione degli insegnanti, a rischio burnout. Innanzitutto chiariamo il significato, perché  solo la sua definizione chiarisce la condizione nella quale si trovano, secondo alcune ricerche, il 30% dei docenti. Burnout rimanda a una sindrome dove il soggetto coinvolto si sente “scoppiato”, “esaurito””, “bruciato, impotente a gestire le situazioni di stress. Da qui il ricorso al farmaco, favorendo in alcuni casi effetti di dipendenza.

Il burnout è spesso favorito dalla condizione di solitudine nella quale un docente  si trova a gestire una classe pollaio incostituzionale. La solitudine nasce dalla percezione che la scuola non è più una “comunità educante”, bensì è colta come la somma di tante individualità ( =maestri e professori) che devono gestire “privatamente” il problema delle classi numerose. Quando i progetti inclusivi sono presenti, sono colti come non determinanti, scarsamente incidenti, consolidando l’idea di una scuola attenta alle procedure ( obbligo della stesura dei progetti Bes, Dsa…). Nulla più!

Ma la solitudine è favorita anche dalla sensazione di “essere gettati” in un contesto antipedagogico e insicuro da un’Amministrazione indifferente  che dal 2009 nulla ha fatto per  far prevalere la pedagogia sull’ economia finanziaria.

La solitudine, infine, è favorita da un contesto sociale e politico che non comprende “la fatica dell’aula” che ospita 25-30 e oltre alunni/studenti. La sensazione è confermata dalle tante dichiarazioni di “inesperti d’aula” quando parlano degli  ” insegnanti fannulloni che godono di molti privilegi…”.

“Cui prodest” questa situazione di smantellamento della scuola come agenzia di formazione ? La domanda è semplice, la risposta è più difficile da trovare!

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