Classi divise per censo, l’istituto chiarisce la propria posizione. Il post su Facebook

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Ma quale divisione per censo. L’Istituto comprensivo “Leopardi” di Sant’Antimo (Napoli) smentisce tutto.

E affida a un comunicato via Facebook la propria presa di posizione nei confronti di quanti, tra opinionisti e testate giornalistiche, hanno diffuso la notizia di pressioni da parte dei genitori affinché nel formare le classi la scuola tenesse conto del censo: i figli dei ricchi da un lato, i figli di meno ricchi dall’altro.

Lo aveva denunciato anche il sottosegretario all’istruzione Peppe De Cristofaro, di Leu: “Da quando sono intervenuto sulla questione del sito dell’IC di Via Trionfale a Roma ricevo, quasi quotidianamente, segnalazioni di situazioni dentro e fuori le scuole di discriminazione e scarsa inclusione. Questa volta sono i genitori dell’IC Leopardi di Sant’Antimo a chiedere al dirigente scolastico di predisporre classi differenziate in base al censo. Sarà mia premura sentire direttamente il dirigente scolastico che ha denunciato l’accaduto – proseguiva il sottosegretario – per sostenerlo e incoraggiarlo”.

Ma ora arriva la smentita ufficiale. “L’effetto Streisand è il fenomeno mediatico per il quale il tentativo di nascondere o censurare una notizia ne determina, al contrario, la sua ampia diffusione”, si legge nel post diffuso ieri sera sulla pagina Facebook dell’Istituto finito nell’occhio del ciclone. “È di tale effetto che si è avvalso, più o meno consapevolmente – si prosegue – chi, a partire da domenica 26 gennaio 2020, ha diffuso, tramite una testata online, un post, attribuito dapprima al Dirigente dell’IC Leopardi, poi più genericamente all’IC Leopardi tout court, che sarebbe apparso sulla pagina Facebook istituzionale dell’Istituto lo scorso sabato 26 gennaio 2020 per poi esserne repentinamente rimosso e in cui si denunciavano pressioni di genitori o docenti finalizzate alla formazione delle classi per censo”.

Benché si fosse ritenuto “saggio tenere un profilo pubblico basso rispetto alla questione, in considerazione dell’eco mediatica che la stessa ha avuto, raggiungendo testate nazionali e figure istituzionali”, diventa “necessario – si legge ancora nella nota – un pubblico chiarimento che vada al di là dei necessari adempimenti interistituzionali cui l’Istituto ha già dato corso a propria tutela”.

Ed ecco il chiarimento: “Mai l’IC Leopardi, né nella persona del Dirigente Scolastico, né di chiunque altro soggetto interno all’Istituzione, ha pubblicato sulla propria pagina Facebook ufficiale un post del tenore sopra descritto. Nessun soggetto interno all’IC Leopardi può in effetti dichiarare di aver nemmeno mai visto il post in questione sulla pagina FB della Scuola, né il giorno 26 gennaio 2020 né in altro momento, mentre qualche genitore interno al Consiglio di Istituto ha dichiarato di averlo ricevuto, in forma di screenshot, inoltrato addirittura in data 23 gennaio 2020, attraverso una sorta di catena di S. Antonio. Appare dunque evidente la necessità che l’IC Leopardi ha avvertito di segnalare l’accaduto alle competenti autorità perché si faccia chiarezza sulle modalità di creazione e diffusione di un post la cui paternità non è certo attribuibile a questo Istituto”.

Si ammette che “il post richiama una tematica ampiamente dibattuta al momento, sia in considerazione del periodo di iscrizioni, sia per effetto di un’onda mediatica partita dalle presunte dichiarazioni di altri Istituti presenti sul territorio nazionale, anche all’interno dell’IC Leopardi, cioè i criteri generali di formazione delle classi”.

Criteri che, per quanto riguarda il nostro Istituto, sono improntati alla massima trasparenza, attraverso regolari delibere del Collegio Docenti e del Consiglio d’Istituto. Il rapporto dialettico tra famiglia e Scuola è essenziale al fine della definizione di tali criteri, che devono contemperare, da una parte, l’ineludibile priorità dell’Istituzione di garantire a tutti i medesimi diritti e le medesime condizioni di accesso all’istruzione e, dall’altra, il comprensibile interesse dei genitori di assicurare ai propri figli le migliori condizioni educative possibili”.

È inevitabile, prosegue la nota, che “tale confronto possa talvolta essere costellato di richieste incongrue o del tutto inaccettabili , nell’IC Leopardi come in qualunque altro Istituto del territorio nazionale, richieste rispetto alle quali, però, baluardo di imparzialità e rispetto delle regole sono tutti coloro che, quotidianamente, lavorano puntando alla crescita culturale dell’IC Leopardi e non alla mal gradita notorietà che sembra contraddistinguerlo in questi giorni. Inaccettabile, dunque, che tali sporadici accadimenti siano strumentalizzati, attraverso notizie sapientemente diffuse e orchestrate, non è dato sapere da chi, e ricadano come un’onta sull’intera comunità di docenti e genitori dell’IC Leopardi, che quotidianamente collaborano alla crescita dell’Istituto attraverso il rispetto delle regole, la professionalità, la propositività. Purtroppo, a volte, il prezzo da pagare per il confronto democratico e il libero dibattito è la fuga di notizie e la loro relativa mistificazione”

L’istituto Leopardi auspica, con questo post, di “aver fatto maggiore chiarezza sui fatti a vantaggio di tutti, comprese le testate giornalistiche che hanno tempestato di chiamate o assediato l’Istituto o, ancora, riproposto notizie rimbalzate da altre fonti e non certamente fornite dall’IC Leopardi”. Analogamente, “si spera con tale post di aver fatto ammenda verso tutte le persone perbene, genitori o docenti, che si sono sentite giustamente offese da certe generalizzazioni di giudizio imputate all’IC Leopardi”. La scuola intende infine ringraziare tutti coloro che, dalle amministrazioni sovraordinate alle associazioni di categoria, hanno espresso solidarietà e apprezzamento per l’IC Leopardi e “per il quotidiano impegno che esso profonde nella realizzazione di una Scuola equa, inclusiva e improntata al dibattito onesto tra tutti i suoi portatori d’interesse”. Rimane il mistero di chi e perchè abbia redatto il post, sulla pagina della scuola, poi rimosso, in cui si imputavano al dirigente affermazioni precise su ipotetiche pressioni dei genitori e di alcuni docenti.

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