Classi di concorso: Leonida e la scuola di qualità

Di Lalla
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Simone Finotti – Nelle classi di concorso di ambito letterario si sta assistendo al drammatico controsenso per cui chi più è qualificato (nella fattispecie gli abilitati A052, e a seguire A051, che hanno in curriculum anche fior di esami di greco e latino, oltre agli altri) meno insegna e meno insegnerà. Anche nei licei.

Simone Finotti – Nelle classi di concorso di ambito letterario si sta assistendo al drammatico controsenso per cui chi più è qualificato (nella fattispecie gli abilitati A052, e a seguire A051, che hanno in curriculum anche fior di esami di greco e latino, oltre agli altri) meno insegna e meno insegnerà. Anche nei licei.

Al di là delle statistiche sulle immissioni in ruolo, già di per sé indicative, anticipare i prossimi scenari è assai semplice: svariate circostanze, tra cui il successo dei licei scientifici privi del latino (è un fatto di “mercato”, incontestabile) e il crollo dei classici, stanno determinando esuberi su esuberi nelle cdc in oggetto, a scapito soprattutto del personale non di ruolo (ma straqualificato) che si vede sempre più a rischio perché i posti disponibili per gli incarichi a td, e poi per i ruoli, servono ormai per ricollocare i soprannumerari. E forse, ma mettiamolo tra mille parentesi, anche a scapito della qualità di insegnamento.

D’altra parte proprio il crollo delle lingue antiche apre il campo alla possibilità di accedere ai licei anche con l’abilitazione A050. All’atto pratico molti 52 e 51 si “rigiocheranno” sulla 50 (o 43), con la beffa di vedersi scavalcare da colleghi che hanno un punteggio complessivo nell’ambito disciplinare nettamente inferiore e una o due abilitazioni in meno. E già questo, perdoni la schiettezza, non è precisamente quello che ci si aspetterebbe da un orientamento politico come quello di cui siete rappresentanti, che dovrebbe al contrario puntare sulla massima qualificazione.

Sarò troppo diretto e forse anche un po’ classista, ma non si può far chiarezza se non chiamando i problemi con il loro nome. E poi il lavoro ci sarebbe per tutti, visto che accade spesso che le convocazioni A050 e A043 terminino presso molti Usp senza che siano esaurite le disponibilità. Quello che mi pare assurdo, insomma, è il risultato complessivo, che forse sfugge anche alle vostre stesse intenzioni: noi classicisti, pur avendo nel nostro curriculum una preparazione letteraria più ampia (e ciò è riconosciuto, se non altro per il fatto che a chi ha la A052 vengono date anche le altre abilitazioni “a cascata”), siamo schiacciati fra due ineluttabilità e ci rechiamo ogni anno alle convocazioni con lo stesso spirito e la medesima impavida mestizia con cui Leonida e i suoi si avventurarono alle Termopili: tanto laconico eroismo, altrettanta certezza di finire sterminati, se non oggi, domani. Pur essendo, come i Trecento, allenati fin da bambini e selezionati con le prove scolasticamente più dure.

Questo è il volto della scuola di qualità? Dico per inciso che il sottoscritto, per formazione, attività e orientamenti ideologici si ritiene al di sopra di ogni sospetto di partigianeria politica. Sono ancora più chiaro, a costo di essere tacciato di ingenuità: avrei voluto mettermi alla prova e da voi mi aspettavo la meritocrazia. In linea di principio -l’osservazione, si badi, è strettamente personale- sarei anche stato d’accordo sia con l’idea, per quanto estrema, del concorsone-spartiacque, sia con la possibilità (la sosteneva Valentina Aprea, se non ricordo male) di dare ai dirigenti scolastici almeno un margine di autonomia di reclutamento (anche a tempo determinato, o magari -sarebbe auspicabile- con un sistema ibrido che tenga conto delle posizioni in graduatoria).

Resta il fatto che certe soluzioni occorre ponderarle bene. Certo è che una riforma epocale come quella da voi attuata, se combinata con la dittatura delle graduatorie-prigione, dà luogo a tutto tranne che al prevalere del merito. Non mi sembra di poter dire che con il sistema della selezione naturale (s)regolata sia realmente possibile arrivare a una scuola di qualità, e le palesi contraddizioni di cui sopra ne sono chiara testimonianza. E poi non è più, ammesso che lo sia mai stata, una questione politica: è in gioco il futuro di tutti noi.

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