Classi pollaio, dove non agisce il Miur ci pensano i genitori

di redazione
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Gianfranco Scialpi – No classi pollaio, arriva una nuova sentenza del T.A.R. della Toscana. Conferma una stortura pedagogica rispetto alla nostra Costituzione e al D.M. 81/09. Risultato ottenuto grazie alla caparbietà dei genitori. No alla classe pollaio, la supplenza pedagogica della magistratura

È di questi giorni l’ultima sentenza della magistratura amministrativa contro il virus delle classi pollaio.

I passaggi significativi sono:

1 “il diritto all’educazione e all’istruzione, sancito dall’art. 12 della legge n. 104/1992, costituisce un diritto fondamentale del minore, che trova superiore riconoscimento nell’art. 38 co. 4 Cost….;

2) “l’obiettivo primario resti quello della massima tutela possibile degli interessati all’istruzione e all’integrazione nella classe e nel gruppo scolastico…”

3) “l’art. 5 co. 2 del D.P.R. n. 81/2009 stabilisce che “2. Le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuola dell’infanzia, che accolgono alunni con disabilità sono costituite, di norma, con non più di 20 alunni, purché’ sia esplicitata e motivata la necessità di tale consistenza numerica, in rapporto alle esigenze formative degli alunni disabili, e purché il progetto articolato di integrazione definisca espressamente le strategie e le metodologie adottate dai docenti della classe, dall’insegnante di sostegno, o da altro personale operante nella scuola.

Come già osservato in fase cautelare, il figlio della ricorrente …., è stato inserito in una prima classe di liceo composta da trentuno alunni, per di più con la presenza di altro alunno ……-, senza che l’amministrazione scolastica abbia in alcun modo documentato l’esistenza delle condizioni per la deroga al contingente numerico indicato dalla norma appena richiamata.”

L’azione dei genitori sindacalisti

Grazie alla caparbietà e alla volontà di non accettare l’esistente, i genitori dell’alunno hanno ottenuto la condizione migliore perché il proprio figlio, in ottemperanza alla Costituzione, riceva la migliore formazione possibile. L’obiettivo fa parte del “bagaglio dell’oltre” di ogni genitore. In altri termini, il desiderio di un figlio guarda al futuro, apre alla prospettiva. Ora l’educazione e la formazione costituiscono due condizioni fondamentali, perché la dimensione dell’oltre non sia assimilabile al presente, aprendo allo sviluppo. Solo questo favorisce la discontinuità con l’oggi, prospettando un’alterità nobilitante l’esistenza umana. Siamo di fronte a genitori che non accettano la funzione di semplici erogatori di cibo, vestiario…

Siamo di fronte ad una forma di sindacalismo genitoriale diverso da quello molto diffuso che spesso  amplifica situazioni di poco conto, giungendo a  “difendere contro ogni evidenza”  i diritti del proprio figlio.

Se tutti i genitori assumessero questa funzione assimilabile ad un “sindacalismo pedagogico”, si favorirebbe la condizione di una scuola realmente inclusiva e di qualità. Ma a quanti questo interessa?

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