Cittadinanzattiva: ok scatti di anzianità, ma criterio meritocratico, troppo potere ai presidi, revisionare organi collegiali

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Il contributo di Cittadinanzattiva al dibattito sulla Buona scuola: Condividiamo che, accanto al mantenimento degli scatti di anzianità come avviene per tutta la PA,si punti ad introdurre, seppure minoritario,il criterio meritocratico (è comunque un buon inizio), così come non va disprezzato il bonus per la formazione agli insegnanti che,pur non sanando lacune formative di base, almeno può fungere da stimolo e contribuire all' aggiornamento culturale e didattico degli insegnanti.   

Il contributo di Cittadinanzattiva al dibattito sulla Buona scuola: Condividiamo che, accanto al mantenimento degli scatti di anzianità come avviene per tutta la PA,si punti ad introdurre, seppure minoritario,il criterio meritocratico (è comunque un buon inizio), così come non va disprezzato il bonus per la formazione agli insegnanti che,pur non sanando lacune formative di base, almeno può fungere da stimolo e contribuire all' aggiornamento culturale e didattico degli insegnanti.   

Al contrario non ci convince l'eccessiva centralità e l’eccessivo potere attribuiti ai Dirigenti scolastici come chiave di volta per far decollare l'autonomia scolastica; non ci convince il potere di chiamata dei nuovi docenti e la loro valutazione come appannaggio esclusivo dei Dirigenti. Nella fase di consultazione de “La buona scuola” avevamo avuto occasione di ribadire la necessità di mettere a punto un sistema di valutazione con criteri condivisi da tutto il personale ed esteso ad altri soggetti " valutatori" sia esterni sia interni, quali gli altri colleghi, gli studenti, le famiglie.   

Se i Dirigenti scolastici in questo disegno di legge appaiono i soggetti forti, al contrario gli studenti sembrano essere i soggetti deboli. Infatti, colpisce innanzitutto che si pensi a loro come contenitori di una sommatoria di conoscenze e competenze elencate nel disegno di legge: competenze linguistiche, logico-matematiche; musica ed arte; diritto ed economia; cittadinanza attiva, legalità ed ambiente, beni culturali e paesaggistici, tecniche produzione immagini, discipline motorie e corretti stili di vita; competenze digitali, uso consapevole social e media, legami con il mondo del lavoro; i percorsi formativi individualizzati” e gli “insegnamenti opzionali. Ma quando fare tutto ciò? In quali materie ed orari scolastici, con quali insegnanti e con quali metodologie? 

Oltre a ciò si aggiunga che la mancata revisione del sistema di governance e degli organi collegiali, che viene rinviata alla Legge Delega, ha l’effetto di limitare sempre di più la possibilità di incidere da parte degli studenti nella programmazione (piani triennali) delle attività didattiche, nella scelta di proposte nel POF, negli investimenti, ecc. nella sperimentazione di nuovi modelli di scuola. Condividiamo, invece, non solo la volontà di incrementare l’alternanza scuola – lavoro ma anche l’ampliamento degli ambiti lavorativi al terzo settore e ad enti legati al patrimonio artistico, culturale e ambientale.   

Per quanto riguarda l’edilizia scolastica, ci convince l’impegno teso a recuperare sia i fondi non utilizzati dalle Regioni sia quelli, nuovi, derivanti dall’8×1000 di competenza statale all’edilizia e da quote comunitarie di progetti, ecc. facendoli confluire tutti nel Fondo Unico per l’Edilizia scolastica. Ci sembra un modo per non disperdere risorse e per controllare meglio il loro utilizzo effettivo. Si richiama, in più parti del testo, il principio che gli interventi in materia di edilizia scolastica verranno individuati sulla base dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica e su quella delle indagini diagnostiche inserita ex novo per prevenire i tanti episodi di crollo di tetti e solai nelle scuole di tutto il territorio nazionale. Se questa seconda proposta interpreta ciò che da tempo suggeriamo, non comprendiamo, invece, il riferimento all’Anagrafe dell’edilizia scolastica come se esistesse, fosse aggiornata e completa e rappresentasse già ora un concreto strumento di programmazione. Così non è. Il Governo si dovrebbe impegnare seriamente con la Conferenza delle Regioni a che ciò avvenga entro giugno (come promesso) senza deroghe, pena il venire meno dell’intero assetto di interventi/impegni sopra citati.   
Riguardo alle classi in sovrannumero (classi “pollaio”) non ci appare convincente la soluzione prospettata: non è aumentando il numero dei docenti che automaticamente aumentano le competenze degli alunni e diminuiscono il numero di alunni per classe. Purtroppo non è così semplice. Bisognerebbe, a nostro avviso, partire dall’eliminazione dell’art. 64 della legge 133/2008 che ha previsto l’innalzamento del numero di alunni per classe, con effetti devastanti.

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