CISL: estendere congedo di paternità anche ai lavoratori del pubblico impiego

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Richiesta CISL al Decreto Milleproroghe Decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162 – “Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini
legislativi, di organizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica”

Estensione del congedo di paternità ai lavoratori dipendenti dei comparti del pubblico impiego

La legge 28 giugno 2012, n. 92 ha previsto all’art. 4, comma 24 l’obbligo per il padre lavoratore dipendente di astenersi dal lavoro, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio.

Tale previsione, che si inseriva nelle misure di promozione della paternità e della conciliazione vita/lavoro era dettata in via sperimentale per i soli anni 2013, 2014 e 2015 e non si applicava ai lavoratori dipendenti dalle pubbliche amministrazioni in quanto, la stessa legge 92/2012 ai commi 7 e 8 dell’art. 1, disponeva un percorso di armonizzazione della disciplina da essa prevista per i pubblici dipendenti.

Il legislatore pur essendo intervenuto in più occasioni su quella norma, ampliando di volta in volta il numero di giornate e il periodo di vigenza, non ha mai esteso la fruizione di tale misura ai lavoratori del pubblico impiego.

Si tratta, con tutta evidenza, di una ingiustificata disparità di trattamento
poiché la garanzia delle tutele connesse alla genitorialità non può essere subordinata alla natura, pubblica o privata, del datore di lavoro.

Al fine di sanare questo vulnus si propone l’adozione dell’intervento di armonizzazione previsto dal comma 8 della legge 92/2012.

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