Cirio: “In Piemonte troppi casi tra studenti, ecco perché teniamo chiuso. Così sarà la riapertura”. Alla ministra dico: “Lavoriamo insieme” [INTERVISTA]

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“Non è stata una scelta facile, ma ho preso una decisione dolorosa, ma necessaria”. Così il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, in un’intervista a Orizzonte Scuola, commenta la decisione di mantenere le scuole chiuse anche dopo il “declassamento” a zona arancione. 

Presidente Cirio, la decisione di chiudere le scuole, malgrado il “declassamento” ha fatto discutere. Da dove nasce questa decisione?

“Certamente non dall’emotività, ma da una analisi attenta della situazione nella mia regione e il fatto che il TAR ci abbia dato ragione ne è la prova. Vorrei fosse chiaro, però, che non è stata una scelta facile. Io credo fermamente nella priorità di garantire il ritorno a scuola in presenza, proprio per questo la mia è stata una decisione dolorosa, ma necessaria. Una necessità sottolineata dal parere dei nostri medici ed epidemiologi e dai numeri, perché dall’inizio dell’anno scolastico la curva del contagio in Piemonte è cresciuta quasi in verticale per le fasce d’età delle scuole medie e superiori. Tra gli 11 e i 18 anni i casi sono stati più del doppio rispetto a quelli sotto i 10 anni e dopo due settimane di ritorno a scuola in presenza, senza aver ancora risolto i problemi di ciò che avviene prima e dopo l’ingresso in classe, la possibilità per i ragazzi di portare a casa il virus proprio tra i loro affetti più cari sarebbe molto amplificata. Io, poi, devo anche fare i conti con un sistema sanitario che ho ereditato e che ospedalizza il doppio rispetto alla media italiana, a causa di decenni di tagli che hanno smantellato la nostra medicina territoriale. Sulla base di tutto questo fare finta di niente sarebbe stato da irresponsabili”.

I dati sui contagi indicano un’incidenza sul ritorno in classe. Si poteva fare di più sul tema dei trasporti o anche su altro?

“Questo è un aspetto che le Regioni, a cominciare dal presidente Bonaccini, sottolineano da prima dell’estate. Sapevamo che i trasporti sarebbero stati una delle criticità più grandi e avevamo chiesto un potenziamento delle risorse necessarie ad aumentare le corse. Noi in Piemonte siamo intervenuti direttamente, con quasi 2 milioni di euro e 480 corse in più ogni giorno. Ma in tutta Italia il carico sui mezzi pubblici all’80% ha creato le difficoltà che oggi vanno superate”.

Come far convivere il diritto allo studio con la piena sicurezza sanitaria?

“Le posso dire cosa stiamo facendo in Piemonte. Abbiamo predisposto un piano che interviene sui trasporti, ma anche sugli orari di ingresso e di uscita e ci stiamo confrontando con il mondo scolastico per trovare un equilibrio sulla sua fattibilità. Parallelamente stiamo organizzando un piano di tamponi rapidi per monitorare, e soprattutto prevenire, la situazione del contagio nelle scuole del Piemonte”.

Cosa direbbe ad Anita, ormai simbolo della lotta contro la didattica a distanza?

“Che la loro priorità è anche la mia. E che io voglio che gli studenti piemontesi possano tornare a scuola, in sicurezza e per sempre”.

Lei ha parlato di recuperare i giorni di scuola persi, ma molti docenti non sono d’accordo: anche la didattica digitale è scuola. Cosa ne pensa e soprattutto come si recupererebbe?

“Qualcuno ha voluto leggere nelle mie parole qualcosa che io non ho mai detto, perché non ho mai giudicato “tempo perso” quello investito nella dad. Sono padre di un ragazzo di 15 anni e ho modo di vedere con i miei occhi ogni giorno lo sforzo enorme che tutti, studenti, insegnanti e famiglie, in ruoli diversi stanno dimostrando per garantire l’eccellenza della nostra scuola, anche a distanza. Ciò a cui penso sono progetti che la Regione è disponibile a sostenere per consentire alle autonomie di potenziare i momenti in presenza, non appena possibile, soprattutto per gli studenti che quest’anno dovranno affrontare l’esame di terza media e di maturità”.

Lei sarebbe d’accordo nel diluire le vacanze durante l’anno scolastico ed accorciare quelle estive?

“Penso spetti alla scuola fare una proposta sul calendario scolastico, tenendo conto di tutti gli elementi in gioco, e sottoporla all’attenzione delle istituzioni”.

Ha la possibilità di lanciare un messaggio alla ministra Azzolina: quale sarebbe la sua priorità sul fronte della scuola?

“Capisco che il mondo della scuola sia uno di quelli con maggiori complessità, però tante criticità andavano risolte già questa estate dal Ministero dell’Istruzione, cosa che non è accaduta. Ora però non è il tempo né delle recriminazioni né tanto meno delle polemiche, quindi lavoriamo insieme per risolvere i problemi una volta per tutte”.

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