Circolare della Ds sull’antifascismo, il docente universitario Azzoni: “Ecco cosa c’è che non va”

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Sulla vicenda della lettera della dirigente scolastica riguardo ai fatti accaduti a Firenze, interviene Giampaolo Azzoni, ordinario di Teoria generale del diritto nell’Università di Pavia.

Il docente universitario, in una lettera inviata alla redazione di Orizzonte Scuola, afferma che, nonostante il Ministro dell’Istruzione e del Merito abbia escluso provvedimenti di carattere sanzionatorio, la questione della lettera della Dirigente Scolastica fiorentina ha assunto un valore paradigmatico e, come tale, merita alcune sintetiche considerazioni di carattere generale su cosa significhi ricoprire un ruolo istituzionale all’interno della pubblica amministrazione.

Azzoni ha sottolineato che la persona grammaticale con cui le istituzioni devono parlare non è la prima persona, bensì deve essere la terza persona. Le istituzioni non parlano secondo il punto di vista dell'”io”, ma secondo la logica della impersonalità o, meglio, della terzietà. Pertanto, per un ruolo istituzionale a parlare deve essere quel ruolo attraverso chi in quel momento lo ricopre e non il contrario, per cui si utilizza strumentalmente quel ruolo per sostenere tesi o opinioni di carattere personale. Azzoni, poi, ha rilevato che il caso della lettera della Dirigente Scolastica fiorentina alcune affermazioni non sono riconducibili allo specifico ruolo ricoperto bensì alla persona che contingentemente quel ruolo istituzionale ricopre.

Inoltre, Azzoni ha sottolineato che l’utilizzo di un ruolo istituzionale per affermare, anche se in buona fede, la propria personale interpretazione della società, compie quella che tecnicamente si chiama una “contraddizione performativa”, in quanto ciò che viene detto o fatto contraddice il presupposto per cui può dirlo o farlo (cioè la soggettività delle sue opinioni contraddice l’istituzionalità del ruolo grazie a cui quelle opinioni sono diffuse). Pertanto, nel momento in cui si ricopre un ruolo istituzionale, è entro quel ruolo che ci si deve muovere. Non possono essere ammessi inviti di parte a combattere, isolare, qualificare coloro che abbiano un legittimo, diverso pensiero (sulle frontiere, sul principio identitario, etc.).

Azzoni ha concluso affermando che, al di là di ogni buona intenzione di chi ha redatto il testo, la lettera della Dirigente Scolastica fiorentina, sia per l’aspetto denotativo, sia per quello connotativo, non è coerente con l’intestazione formale che la definisce ed accompagna.

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