Circle time: uno strumento per il counselling a scuola

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“Una parte di piano delimitata da una circonferenza”. È così che viene descritto in geometria un cerchio. In realtà ci sarebbe anche tutta la storia dell’insieme infinito di punti che sono equidistanti da un altro detto centro… ma qui non ci interessa, qui vogliamo pensare a un cerchio come qualcosa che delimita, racchiude, contiene.

Non per imprigionare però!

Delimita, racchiude e contiene per creare uno spazio sicuro, intimo, protetto dentro il quale depositare con fiducia qualcosa di sé.

È questo il cerchio, anzi, il circle time di cui la counselor e insegnante di sostegno Diana De Felice racconta alla giornalista Velia Imparato. Per condividere con il blog A scuola di emozioni la sua esperienza con gli adolescenti della scuola media Carlo Poerio di Napoli.

Un circle time per aiutare dei ragazzi in crescita a conoscere meglio le proprie potenzialità e l’unicità che li contraddistingue, passaggio fondamentale per accrescere la loro capacità di relazionarsi agli altri, coetanei e non, a scuola e fuori.

Un cerchio in cui imparare a raccontare di sé e – cosa ancora più difficile – ad ascoltare gli altri, controllando la tendenza a giudicare, a intervenire, a distrarsi. Un cerchio che diventa il progetto dal titolo “Una porta aperta”, nome decisamente significativo per racchiudere il senso della disponibilità, all’ascolto, alla comprensione, alla condivisione.

I temi su cui riflettere in un cerchio fatto da alunni in una età così difficile come l’adolescenza sono tanti e significativi. Tuttavia, alcuni di quelli che più degli altri hanno guadagnato il proprio spazio in questo progetto napoletano non sono cari e utili solo agli adolescenti: è sempre un buon momento per riflettere sull’autostima, sulla comunicazione di gruppo, sulla mediazione, sul non giudizio e sulla differenza di genere.

In questa intervista semplice e spontanea, raccolta davanti a un caffè, Velia Imparato ci riporta dentro le mura di una scuola, proprio come aveva fatto raccontandoci del preside Paolo Battimiello e della sua convinta esperienza di educazione emotiva.

Anche lì si parlava di “una porta aperta”, quella di un dirigente scolastico disponibile all’ascolto empatico e sincero. Del resto, questa della porta aperta è una metafora che si presta sempre bene a esprimere, con una immagine familiare a tutti, l’unica apertura davvero indispensabile per vivere meglio, l’apertura del cuore.

Se vi va di leggere di una esperienza costruttiva e ricca di potenzialità, leggete Il counselling scolastico: “Una porta aperta” tra gioco e realtà. Per riflettere ancora una volta sulle emozioni, e per trovare spunti pratici da portare in classe.

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