CIP. Il DL Scuola, nessuna inversione di tendenza con aumento di alunni per classe e sempre meno docenti

di Giulia Boffa
ipsef

CIP – In relazione al decreto sul comparto scuola varato dal Consiglio dei
ministri lunedì 9 settembre i CIP, Comitato Insegnanti Precari, rilevano la
reiterata e deprecabile consuetudine governativa – quale che sia il colore e
la combinazione  –  di varare provvedimenti di straordinario impatto
mediatico e scarso effetto pratico.

In particolare, sul fronte occupazionale, a fronte degli attuali 116mila
incarichi annuali su cattedre vacanti, il governo si pavoneggia per aver

CIP – In relazione al decreto sul comparto scuola varato dal Consiglio dei
ministri lunedì 9 settembre i CIP, Comitato Insegnanti Precari, rilevano la
reiterata e deprecabile consuetudine governativa – quale che sia il colore e
la combinazione  –  di varare provvedimenti di straordinario impatto
mediatico e scarso effetto pratico.

In particolare, sul fronte occupazionale, a fronte degli attuali 116mila
incarichi annuali su cattedre vacanti, il governo si pavoneggia per aver
programmato l immissione in ruolo di 26mila docenti di sostegno e 43mila
precari di materie curriculari attraverso un  piano triennale . Come dire
meno del fabbisogno reale annuo, meno del naturale del turn over. Così, con
enfasi, si dà a intendere di aver invertito la tendenza degli ultimi anni
tornando a investire nella scuola. Posto che l avvicendarsi di maggioranze e
di governi non revochino i solo presunti investimenti, alla fine del
triennio il saldo occupazionale dei docenti italiani darà un decremento di
insegnanti in valore assoluto e un aumento di alunni per classe. L’esatto
opposto di quanto si propaganda.

I 400milioni di euro di investimento, uno pseudo-risarcimento per il
maltolto dal governo Berlusconi-Tremonti-Gelmini, il trio dei rottamatori
dell’istruzione pubblica che, in tre anni, ha derubato alla scuola pubblica
8.100 milioni di euro, oltre ad aver tagliato 100mila cattedre ed espropriato
tempo scuola, sostegno ai disabili, sicurezza scolastica e, in estrema
sintesi, futuro e dignità ai giovani e al Paese.   

I docenti precari, a ragion veduta, non possono esultare per poco o nulla,
cioè per meno, molto meno, di quanto già detenevano. I titoloni che
inneggiano alle 69mila assunzioni nella scuola in tre anni tacciono della
iniqua distribuzione dei ruoli sul territorio nazionale, del ricatto
occupazionale, del mancato riconoscimento degli scatti di anzianità in
cambio del posto fisso, varato con la complicità di quei sindacati che
parlano di inversione di tendenza. Inversione subordinata, come sempre, alla
tagliola del ministro delle finanze e alle norma capestro sulle coperture
finanziarie dalla legge di bilancio.

I CIP, ancora una volta, ribadiscono che il precariato non si cancella per
editto ma rispettando i diritti acquisiti e procedendo alla stabilizzazione
degli incarichi annualmente revocati di tutti quei docenti che consentono
alla scuola pubblica statale di funzionare.

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