Cinque in condotta? Si recupera con attività di cittadinanza sociale. Il piano di Valditara contro il bullismo

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Potremmo definirla la riforma Valditara sul voto in condotta. Le misure, previste nelle prossime settimane, puntano a ridefinire l’approccio disciplinare nella scuola italiana, puntando a valorizzare il comportamento degli studenti e il voto di condotta, e a combattere il bullismo.

Il cuore della proposta, come si legge in un comunicato del Ministero, consiste in tre principi fondamentali: dare maggiore importanza al voto di condotta, modificare il sistema delle sospensioni e introdurre attività di “cittadinanza solidale”, ovvero lavori socialmente utili. Questi provvedimenti sono destinati ai ragazzi che commettono atti di bullismo, attaccano i propri insegnanti o compagni di classe e causano danni alle strutture scolastiche.

Secondo Valditara, il tradizionale sistema delle sospensioni, che esclude gli studenti dal contesto educativo, deve essere ripensato. Invece di tenere a casa i ragazzi, il Ministro propone di trattenere gli studenti a scuola per lavori socialmente utili. Questo potrebbe includere attività come la pulizia della scuola, la sistemazione degli archivi e della biblioteca, la cura dei giardini, la partecipazione a corsi anti-bullismo oppure ad attività comunitarie.

Per quanto riguarda la condotta, Valditara suggerisce che questa diventi una materia a tutti gli effetti, che necessita di essere “recuperata” nei casi in cui sia carente, proprio come si farebbe per il latino, la filosofia o la matematica. L’idea del ministro è di ripristinare il voto alle medie (oggi è solo un giudizio) e includerlo nel calcolo della media finale.

La proposta ha suscitato reazioni contrastanti. Alcuni, come il segretario della Uil Scuola Rua, Giuseppe D’Aprile, hanno criticato l’idea di introdurre lavori socialmente utili come misura disciplinare, temendo che questo potrebbe avere conseguenze negative sul percorso educativo degli studenti.

Sul tema aggressioni ai docenti, ricordiamo la proposta di legge del deputato leghista Rossano Sasso, che prevede una maggiore durezza dei reati commessi contro il personale scolastico.

Ricordiamo inoltre che sul tema anche Orizzonte Scuola è stata audita alla Camera, con il nostro direttore Eleonora Fortunato, che ha spiegato, come “la scuola è un ambiente naturale per sperimentare l’approccio riparativo della giustizia. Grazie al suo ruolo educativo, la scuola può diventare uno spazio in cui si pratica l’ascolto, la comprensione delle esperienze altrui e la ricerca di accordi per il futuro. L’adozione del paradigma riparativo consente di trovare risposte che promuovono la riparazione del legame sociale violato, responsabilizzando gli individui e gestendo le conseguenze distruttive del conflitto nell’ambito dell’”Educazione civica e alla convivenza civile””.

La proposta di legge prevede per chi aggredisce il personale scolastico, una pena aumentata da uno a due terzi, la pena massima per la violenza a 7 anni e sei mesi, con l’oltraggio che arriva fino a 5 anni.

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