Cinque domande sulla scuola ai tempi del Covid da una prof delle medie. Lettera

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Inviato da Anna Parodi – Dove sono finiti i test rapidi?

Ho sentito che il ministro Azzolina ha annunciato i test rapidi nelle scuole. Che bellezza! Spero che sia vero stavolta, perché non è la prima volta che questo annuncio viene fatto. Io da due mesi tengo nel cassetto della mia classe le autorizzazioni dei genitori, consegnate quando la Asl ha comunicato che sarebbero stati effettuati i test rapidi. Ma nessuno è mai venuto a farli. O meglio, sono venuti, ma nell’edificio a fianco, che fa sempre parte del nostro istituto comprensivo. Perché? Beh, perché là ci sono stati più casi, ma anche nel nostro plesso da ottobre a oggi abbiamo avuto quattro classi in quarantena (su sei) e numerosi casi di positività fra i familiari degli alunni. Ma niente, non è stato abbastanza per meritare i test rapidi.

Positivi e loro familiari abbandonati dalle Asl per settimane: perché?
Ho avuto alunni che sono risultati positivi al Covid o che convivevano con familiari malati. E potrei raccontare storie di persone che hanno aspettato inutilmente il tampone, che sono stati praticamente abbandonati dalle Asl. Ragazzi che per questo motivo hanno perso settimane di scuola, alla faccia del diritto allo studio di cui si è tanto parlato in questo periodo. Se la mamma di un alunno si ammala di Covid, questo alunno non ha a quanto pare al tampone a casa. Rimarrà a casa almeno venti giorni durante i quali la Asl si dimenticherà della sua esistenza.

Perché sono arrivati banchi singoli che sembrano tavolini per il campeggio?
I banchi singoli sono arrivati da oltre un mese nelle nostre aule, ma non c’è nulla da festeggiare. Sono prodotti scadenti, traballanti, in tutto simili a tavolini per il campeggio. In molti casi dobbiamo ricorrere a pezzi di carta sotto le gambe di questi banchi di plastica per evitare che dondolino. Sento dire che “era ora che si rinnovassero gli arredi scolastici”. Ma questi banchi non dureranno. Inutile girarci intorno. Per di più sono troppo grandi e hanno fatto sballare tutte le misure che erano state prese nel corso dell’estate per garantire il distanziamento.

Perché le mascherine non sono state rese obbligatorie anche al banco fin da subito?
Qui chiarisco una cosa: nella mia scuola siamo sempre stati severissimi su questo e abbiamo imposto sempre l’uso della mascherina al banco, anche quando l’arrivo dei meravigliosi banchi singoli (da campeggio) avrebbe reso teoricamente superata questa misura. Ma nella maggior parte delle altre scuole non era così e legittimamente, perché la normativa non lo prevedeva e il ministro Azzolina affermava che una volta al banco la mascherina poteva essere abbassata. Ora, non ci voleva un premio Nobel per capire che la permanenza di venticinque ragazzi in una stanza chiusa senza mascherina è qualcosa di estremamente pericoloso. Finalmente l’obbligatorietà è arrivata, ma non ci si poteva pensare prima?

Perché si può stare in un’aula chiusa mentre sono vietate le uscite didattiche?
Posso tenere i miei alunni in aula, ma non posso farli uscire per un’uscita sul territorio all’aperto. Non capisco il perché. Di certo non vorrei metterli su un pullman, ma a Genova, città dal clima mite, in molte giornate potrei accompagnarli a piedi a fare un giro dei Forti, per esempio. Sarebbe certo più sano che rimanere sempre al chiuso fra quattro mura. Ma niente, non si può e non è stata spiegata la motivazione di questa scelta, visto anche che qualche tempo si era parlato di incoraggiare le attività all’aperto.

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