Ciani (DEMOS): andiamo a cercare i bambini “scomparsi” nella didattica a distanza

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L’allarme viene lanciato da Paolo Ciani, Coordinatore nazionale di Demos – Democrazia Solidale e vicepresidente della Commissione Affari Sociali al Consiglio Regionale del Lazio, in una intervista rilasciata a Orizzonte Scuola.

“L’Italia, ma il mondo intero si è trovata di fronte ad una situazione impensabile. – ha dichiarato Ciani – E’ la prima volta nella storia della Repubblica che improvvisamente chiudono tutte le scuole. E’ stato un provvedimento necessario per bloccare la pandemia, ma al quale nessuno di noi era preparato, nemmeno il mondo della scuola.

Abbiamo apprezzato gli sforzi fatti da insegnati e istituzioni scolastiche che, fin da subito, hanno provato a riconvertire l’attività didattica, poi è intervenuti anche il Ministero con direttive sulla didattica a distanza.

E’ stato un tentativo, qualcosa di importante, che in alcuni casi ha funzionato, dobbiamo però essere realisti e non dimenticarci dei tanti ragazzi che, purtroppo, da questa didattica a distanza sono stati esclusi, per questo ho utilizzato il termine “andiamoli a cercare”.

Questo tempo di emergenza – prosegue Ciani – sta acuendo le disparità: dalla chiusura delle scuole molti bambini e ragazzi non hanno più seguito il percorso scolastico iniziato. Spesso per marginalità sociale, per povertà e mancanza di mezzi informatici, per arretratezza culturale delle famiglie o “dimenticanza istituzionale”.

Bisogna andare a cercare questi bambini e ragazzi e “riportarli” a scuola: è un imperativo per tutti”.

I dati Istat mostrano le diverse facce della nostra società: il 42% dei minori in Italia vive in condizione di sovraffollamento, il 7% in grave disagio abitativo. Se a questo aggiungiamo il gap informatico i dati si fanno ancora più crudi: 850.000 ragazzi tra i 6 e i 17 anni non hanno un computer o un tablet a casa.

Spesso queste situazioni si sovrappongono: problemi abitativi, assenza di mezzi informatici, scarse competenze familiari. Mentre la scuola mette l`uno accanto all`altro e dà (o dovrebbe dare) medesimi strumenti, la didattica a distanza (DaD) aumenta la disparità e le disuguaglianze.
Dai bambini nei “campi Rom”, ai tanti ragazzi nelle occupazioni, dalle famiglie numerose ad alcuni bambini disabili, dalle situazioni di indigenza a tanti “nuovi italiani”, per arrivare ai “Bes”: evitiamo che la crisi crei studenti di serie B.

Proprio quelli per cui Don Milani diceva: “se si perde loro (i ragazzi difficili) la scuola non è più scuola. E` un ospedale che cura i sani e respinge i malati”. È necessario andarli a cercare uno a uno e inventare le modalità per non fargli perdere altro terreno. Alcuni insegnanti lo hanno fatto, cosi come i volontari e alcuni assistenti sociali. Ma troppi, per ora, – conclude Ciani – sono ancora `scomparsi`. Per loro non basterà una formula, serviranno una serie di interventi (tablet, supporto informatico, `chiavette giga`, dispense, schede), ma innanzitutto bisogna `ritrovarli”.

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