Ci sono maestre che con il solo diploma “fanno le scarpe” ai neolaureati. Lettera

di redazione
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Teresa Rossi – Vorrei scrivere ai tanti giovani laureati che oggi se la prendono, perché ci sono insegnanti solo diplomati però, che sono stati assunti quando veniva appunto richiesto solo il diploma magistrale.

Quando veniva chiesto il diploma magistrale per insegnare alla scuola elementare e un triennio di scuola superiore, per insegnare invece nell’asilo o scuola materna (come si chiamavano  nei tempi che sto ricordando) non esisteva il liceo nè l’Università per la formazione primaria.

Ai giovani del periodo che sto ricordando, capitava addirittura di conoscere anziani insegnanti con ancora meno qualifiche (soprattutto negli asili nido e nella scuola materna) perché, poteva succedere che per anzianità di servizio, poi un generico assistente, assumeva  appunto il ruolo di educatore o insegnante.

Idem in altri campi professionali, quando per lavorare per esempio in banca, non era richiesta una Maturità e tanto meno una laurea; quando i commercialisti erano soltanto diplomati come ragionieri e quant’altro, in tutti i campi professionali.

Noi ora 50/60enni, avevamo a che fare con colleghi più anziani, che in qualche modo avevano seguito dei percorsi di studi, nel periodo del dopo guerra.

Quindi “grasso che colava” se in mansioni che oggi non basta una laurea ma bensì due, ecc…c’era chi possedeva pure la licenza media o della scuola “di avviamento” come c’era ai tempi dei vostri nonni (mi riferisco ai 20enni!).

Noi “solo diplomati magistrali” oppure, laureati per lavorare in un ufficio amministrativo, pure pubblico, ecc…avevamo accanto l’anziano collega appunto senza Maturità e tanto meno laureato.

La Ministra Fedeli, si dice abbia fatto prima un biennio o triennio di scuola superiore per poi fare la scuola di specializzazione,  per diventare Assistente Sociale.

Perché allora, era così!

Soli anni dopo hanno iniziato a chiedere la Maturità e, il corso universitario di oggi, è più lungo e strutturato della precedente scuola di specializzazione  per la qualifica di Assistente Sociale.

Però, noi giovani di allora, accettavamo di dover interagire con l’anziano collega, senza le nostre stesse qualifiche.

Anzi, gli stessi coleghi per anzianità di servizio, erano superiori a noi di livello, con mansioni di responsabilità che non potevamo già avere, appunto grazie al criterio di anzianità e di esperienza.

Oggi invece, uno si laurea, prende poi i suoi master, specializzazioni e quant’altro, per guardare dall’alto al basso chi è arrivato prima di lui.

Non accettando le Lg e le normative che in passato venivano seguite.

Oggi, c’è un po’ troppa presunzione da parte dei giovani.

Siamo poi noi adulti a permettere loro di averla. Mi chiedo se fra soli 20 anni le scuole superiori e le università cambieranno radicalmente, i futuri “professionisti anziani” (oggi giovani neolaureati)) sarannotanto indulgenti e generosi verso i neolaureati di domani,  accettando di cancellare anni di esperienza e di percorsi formativi.

In pratica, mi chiedo, se chi ora possiede il diploma e la laurea in scienze della formazione primaria, lasciasse un domani il proprio posto di lavoro a coloro che potranno avere seguito un percorso di studi diverso.

Perché cari miei, tutto può succedere: oggi me, domani a te!

Già da piccolissimi, i nostri figli li trattiamo da “dottori”, solo perché fanno qualche corso di inglese in età prescolare; imparano discipline sportive a livello professionale ancora prima dell’adolescenza e cosí,  si arriva nemmeno 25enni, con un ego grande come un elefante.

Vi assicuro che fra un insegnate diplomato, però con esperienza e corsi di formazione e aggiornamento durante gli anni di professione e un neolaureato con tanto di master, il primo, se si tratta di una persona di per sè votata all’insegnamento e schietta di suo, “fa le scarpe” al laureato.

Consiglio quindi a voi giovani, un pochino più di umiltà!

In Italia una laurea vale meno di un diploma. Lettera

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