“Ci si scalda con la legna che si ha”, Rete Studenti Medi: non sono parole da Ministro

di redazione
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Comunicato Rete degli Studenti Medi – Un Ministro che pensa di poter liquidare il discorso sull’istruzione pubblica giustificando la mancanza di investimenti con un “mia nonna diceva sempre: ci si scalda con la legna che si ha” non merita la carica che ricopre.

“Se continuassimo a scaldarci con la legna che abbiamo la scuola italiana congelerebbe domani.” Dichiara Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi.

“Se Bussetti vuole fingere di non vedere la drammatica situazione dell’edilizia scolastica, le migliaia di ragazzi che ogni anno abbandonano la scuola e finiscono nelle strade, l’insufficienza di questo sistema di alternanza, faccia pure: ci penseremo noi a ricordaglielo nelle piazze, il 16 e il 17 novembre.” Conclude Manfreda.

“Il ministro Bussetti dimostra ancora una volta di non conoscere minimamente la situazione dell’istruzione pubblica italiana”, dichiara Enrico Gulluni coordinatore dell’Unione degli Universitari “Si dice che forse si troveranno 100 milioni per il fondo di finanziamento ordinario, che a fronte dei miliardi di tagli operati negli ultimi 15 anni sono davvero un investimento quasi risibile. Come sempre il capitolo università per lo stato non è una priorità, ma una cosa a cui guardare se casomai avanza qualcosa. A testimonianza di questo basta guardare come l’investimento di 50 milioni per l’aumento delle borse per le scuole di specializzazione, che sembrava essere il punto di forza della legge di bilancio sull’Università, stia sempre più passando in secondo piano, così come l’abolizione del numero chiuso resta semplicemente una revisione dell’attuale test.”

Concludono Gulluni e Manfreda:

“È semplicemente incivile che in legge di Bilancio non ci sia un vero capitolo dedicato a istruzione e ricerca.

È vergognoso che un paese come il nostro, che per quanto riguarda gli investimenti in istruzione sta al quartultimo posto in Europa, abbassi di un punto percentuale del Pil la spesa nel futuro delle nuove generazioni.

Ed è ridicolo che, in un Paese come il nostro, oppresso dalle disuguaglianze tra nord e sud, il ministro definisca “un modello” la regionalizzazione dell’istruzione.

Non possiamo più tollerare la sfacciataggine con cui questa negligenza, questi tagli vengono ancora chiamati “risparmi”. Il 16 e il 17 novembre torneremo in piazza per chiedere a Bussetti di mettere giù la maschera, e di mostrarsi per quello che è: un burocrate leghista che vede l’istruzione come un fondo cassa per gli altri provvedimenti del suo governo. Non è questo il cambiamento!”

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