Chirurgia estetica e giovani, gli psicologi: la scuola deve insegnare il rispetto del corpo e l’accettazione di se stessi

di redazione
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“La scuola deve iniziare a occuparsi delle problematiche attuali dei giovani, fra cui il rispetto del proprio corpo e l’accettazione di se stessi, anche se siamo consapevoli del fatto che per svolgere questo compito la scuola ha bisogno di risorse economiche aggiuntive.

Noi psicologi siamo allarmati per il crescente numero di richieste di interventi chirurgici da parte degli adolescenti che gia’ a 16 anni iniziano a ragionare su quale parte del corpo intervenire per somigliare il piu’ possibile ai modelli che impone la tv e oggi anche i social”.

Cosi’ Mario Sellini, presidente della societa’ di psicologia, Form Aupi, e segretario generale dell’Associazione unitaria psicologi italiani (Aupi), durante il convegno che si e’ tenuto a Roma sul tema adolescenti e chirurgia estetica, ha un appello all’istituzione scolastica affinche’, insieme, si possano avviare dei progetti per la creazione di piani di studio che insegnino ai ragazzi il rispetto di se stessi e del proprio corpo. Ne parla l’agenzia Dire.

“Pensiamo all’educazione civica- ha proseguito Sellini- che ci insegna il rispetto della societa’ e del contesto in cui viviamo, le regole che stanno alla base della convivenza civile. Questa materia, cancellata per troppo tempo dai piani di studio, dovrebbe essere attualizzata, immaginando un percorso didattico che faccia riflettere i giovani sull’idea di bellezza, che artificiosamente viene considerata come forma di benessere. Per gli psicologi, la bellezza, intesa come perfezione fisica di alcune parti del corpo, non coincide con il benessere ed anzi, l’ossessione per l’estetica puo’ diventare una vera e propria patologia alla base della quale ci sono problemi non risolti e sui quali bisogna intervenire prima del chirurgo estetico”. È l’immagine che e’ distorta: “Ci sono giovani che si guardano allo specchio e vedono una figura diversa da quella reale- spiega il presidente Aupi- enfatizzando ogni minima imperfezione. Con un gioco di parole possiamo dire che i ragazzi non si vedono come sono, ma sono come immaginano di essere”.

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