Chimienti (M5S): interrogazione su stipendi docenti paritarie

Di Lalla
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red – Silvia Chimienti (M5S) presenta interrogazione parlamentare sulle testimonianze anonime rese da alcuni docenti di scuole paritarie, di diverse zone d’Italia, che al fine di vedersi attribuito il punteggio in graduatoria per il servizio prestato, accettavano stipendi troppo bassi o addirittura non ricevevano alcun compenso

red – Silvia Chimienti (M5S) presenta interrogazione parlamentare sulle testimonianze anonime rese da alcuni docenti di scuole paritarie, di diverse zone d’Italia, che al fine di vedersi attribuito il punteggio in graduatoria per il servizio prestato, accettavano stipendi troppo bassi o addirittura non ricevevano alcun compenso

L’interrogazione

Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca . — Per sapere – premesso che:

a novembre il professor Paolo Latella redigeva un articolato dossier in cui pubblicava una serie di testimonianze anonime di docenti di scuole paritarie, pubbliche e private, dislocate in diversi territori della penisola che, al fine di vedersi attribuito il punteggio in graduatoria per il servizio prestato, accettavano stipendi troppo bassi o addirittura non ricevevano alcun compenso;

il suddetto dossier rendeva noto come l’ufficio scolastico regionale dell’Abruzzo, a seguito di numerose segnalazioni da parte di docenti provvisti di abilitazione a cui tuttavia alcune istituzioni scolastiche paritarie preferivano docenti privi di abilitazione e addirittura dei requisiti di base, abbia emanato una circolare per richiamare tutte le scuole della regione al rispetto della normativa e in particolare della legge 10 marzo 2000, n. 62, del decreto ministeriale 29 novembre 2007, n. 267 e del decreto ministeriale 10 ottobre 2008, n. 83;

sono definite «scuole paritarie» le istituzioni scolastiche che, a partire dalla scuola dell’infanzia, sono coerenti con gli ordinamenti generali dell’istruzione e posseggono i requisiti fissati dalla legge 10 marzo 2000, n. 62 (comma 2.1, dell’articolo 1, del decreto ministeriale n. 83 del 2008);
l’articolo 1, comma 4, della legge 10 marzo 2000, n. 62, statuisce che «La parità è riconosciuta alle scuole non statali che ne fanno richiesta e che, in possesso dei seguenti requisiti, si impegnano espressamente a dare attuazione a quanto previsto dai commi 2 e 3: (…) h) contratti individuali di lavoro per personale dirigente e insegnante che rispettino i contratti collettivi nazionali di settore»;
la parità è riconosciuta con provvedimento adottato dal dirigente preposto all’ufficio scolastico regionale competente per territorio, previo accertamento della sussistenza dei requisiti di cui all’articolo 1 della citata legge n. 62 del 2000 (comma 2, dell’articolo 1- bis, del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250 convertito, con modificazioni, dalla legge 3 febbraio 2006, n. 27);

con l’istanza di riconoscimento il gestore o il rappresentante legale della gestione deve dichiarare di rispettare una serie di impegni, tra cui l’impegno ad utilizzare personale docente munito del titolo di abilitazione prescritto per l’insegnamento impartito e l’impegno a stipulare contratti individuali di lavoro per il coordinatore delle attività educative e didattiche e contratti di lavoro individuali conformi ai contratti collettivi nazionali di categoria per il personale docente della scuola e a rispettare il limite previsto dall’articolo 1, comma 5, della legge 10 marzo 2000, n. 62;

per i lavoratori impegnati in attività educative, di istruzione e di formazione nel settore privato e nelle scuole paritarie (a gestione privata), sono vigenti tre diversi contratti di lavoro stipulati tra le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali più rappresentative. Per il settore della formazione professionale è vigente uno specifico contratto. I tre contratti si riferiscono alle istituzioni dipendenti dall’autorità ecclesiastica (AGIDAE), alle istituzioni private «laiche» (ANINSEI) e a quelle aderenti alla Federazione italiana scuole materne (FISM);

in data 27 gennaio 2014, il professor Paolo Latella denunciava ai carabinieri di Lodi una serie di minacce e intimidazioni ricevute telefonicamente a seguito dell’invio ad alcuni deputati della Commissione cultura della Camera dei deputati, tra cui l’onorevole Silvia Chimienti (M5S) e l’onorevole Gianluca Vacca (M5S) del dossier sulla problematica delle scuole paritarie che non pagano gli stipendi agli insegnanti, offrendo loro in cambio del servizio prestato il punteggio spendibile nella terza fascia delle graduatorie di istituto;

in data 5 febbraio 2014 il professor Latella inviava al dottor Marco Bani, segretario particolare del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, una lettera in cui rendeva noto il contenuto del dossier e le successive minacce ricevute, che lo avevano spinto a sporgere formale denuncia, e in cui sollecitava un tempestivo intervento del Ministro o quanto meno un incontro;

a febbraio 2014, il professor Latella inoltrava al dottor Bani altre due lettere di contenuto analogo, senza ricevere alcuna risposta;

alcuni giorni dopo il professor Latella riceveva una telefonata da parte della segreteria del ministero che gli formulava la richiesta di inviare nuovamente il dossier al Ministro, in quanto non era ancora pervenuto;
in data 5 marzo 2014, una collega del professor Latella segnalava uno scambio di battute su Twitter tra il Ministro interrogato e il dottor Marco Bani, il quale, a seguito dell’insediamento del Ministro Giannini, dichiarava: «Penso che il nuovo ministro debba guardare attentamente il documento»;

all’interno del dossier in questione sono presenti oltre 500 testimonianze anonime di docenti che ammettono di aver svolto la loro professione in scuole paritarie senza essere stipendiati o ricevendo paghe nettamente inferiori;
una di queste testimonianze recita: «nel 2005 inizio a lavorare per una paritaria a 65 chilometri da Catania, in cui mi pagano praticamente solo il treno e quando possono. Almeno hanno la decenza di avvisarmi la mattina presto se alle 8.30 non si presentava nessuno. Nel 2006 e nel 2007 e 2008 lavoro per due scuole paritarie catanesi le quali non mi pagano nonostante mi avevano promesso 4 euro l’ora e mi costringono a scrutinare persone inesistenti, ricattandomi poi che se io li denunciavo per non avermi pagato, loro ricambiavano con falso in atto pubblico. Tutto ciò per arrivare ai famosi 360 giorni di insegnamento per abilitarmi. Non posso assentarmi per malattia, altrimenti mi chiamano ogni ora, si rifiutano di accettare le mie dimissioni quando chiamano per l’unica supplenza pubblica, mi costringono a stare 3 ore in classe a guardare il muro, perché spesso di quei 20 scritti nel registro, frequentano 2-3 e spesso nemmeno questi si presentavano (…) Nel 2009 lavoro per una paritaria che mi dà 4 euro l’ora e che lascio quando mi dicono che non possono più pagarmi. Da quel momento non lavoro più fino a quest’anno dove ho fatto 3 mesi in un ente regionale di formazione professionale che forse mi pagherà a Natale. Speriamo. Io non insistevo al pagamento subito, perché in Sicilia lavori a Gennaio per avere i soldi a Settembre, è la prassi,»;

«io ho lavorato per soli 20 giorni in questa privata…. in provincia di Taranto perché proprio mi disgustava dover firmare la busta paga vuota. Tanti lo fanno, nessuno denuncia (compresa me)….[…]» Giovanna (nome di fantasia);

«ho lavorato in 4 scuole paritarie della mia città siciliana tra il 2005 e il 2009, in 2 di esse sono stata pagata quanto una badante, nelle altre due avrei dovuto ricevere 4 euro l’ora, ma non è stato così. Inoltre ho dovuto scrutinare ragazzi che ho visto 1-2 volte, in alcuni casi erano solo nomi fittizi, tutto al fine di raccogliere abbastanza giorni per poter partecipare ai corsi abilitanti. Questo punteggio mi ha permesso anche una supplenza nella scuola statale».

«Egregio collega, volevo metterla a conoscenza di quanto mi è accaduto in questi anni: lo scorso anno nella sc. dell’infanzia paritaria …a Catania in cui ho prestato servizio, dopo diversi diverbi, perché non solo siamo trattate da “schiave”, poiché pur avendo un contratto part-time, si deve lavorare come full time (da lunedì al sabato non dichiarato), bisogna pulire le aule, i bagni, ma anche raccogliere vomito, cambiare i pannolini e.. se bambini con bisogni solidi addosso cambiarli e lavarli. Tutto questo è vergognoso e privo della professionalità di cui una volta ero fiera»;

«è una buona idea Paolo…. ma in città come Taranto nessuna scuola paritaria paga…. insegniamo effettivamente per il punteggio…. basterebbe eliminare il Punteggio in questo modo le scuole (private) si svuoterebbero di insegnanti… molti non denunciano apertamente perché di fatto siamo complici di un sistema balordo: partecipiamo a scrutini pilotati e di conseguenza firmiamo verbali assurdi (gravissimo); il 50 per cento degli alunni non frequenta, ma li consideriamo presenti (gravissimo); il 99 per cento di essi viene promosso con medie altissime… più complici di così. I sindacati sanno tutto!!! Tutti sanno tutto!!! allora per far partire le denunce gli inquirenti dovrebbero coinvolgere tutti compreso gli insegnanti in modo tale da far raccontare effettivamente cosa accade nelle paritarie». Marco (nome di fantasia).

«Ciao Paolo mia moglie ha lavorato a Catania nella scuola…. per tre anni non ha avuto un soldo e si sono pure trattenuti l’assegno statale di maternità di 1800 euro dell’inps, i contributi sono stati dichiarati, la busta paga firmata ma mai riscossa, per star tranquilli facevano firmare da subito le dimissioni senza data, così se cominciavi a creare problemi bastava mettere la data e ti dimettevi automaticamente…» Antonio (nome di fantasia);
«Ciao Paolo ti segnalo la scuola…. in prov. di Latina, ho lavorato per un anno e mezzo su una cattedra di Ed. Fisica divisa tra più colleghi…tutti nella stessa situazione…mai avuto un cent. In bocca al lupo!!!» Anna Maria;
in data 1 o aprile il sito ilfattoquotidiano.it dedicava in home page ampio spazio alla denuncia del professor Latella e al contenuto del suo dossier, raccogliendo ulteriori testimonianze. In particolare, in un video, veniva intervistato in forma anonima un docente di una scuola paritaria della provincia di Napoli che denunciava, oltre alle retribuzioni inesistenti, il fenomeno dei cosiddetti «diplomifici», l’esistenza di classi fantasma e la pratica di conferire diplomi e promozioni ad allievi che in realtà non hanno mai frequentato le lezioni –:

quali urgenti iniziative, di natura ispettiva e normativa, intenda intraprendere per fare luce su quanto denunciato e per porre immediatamente fine agli abusi perpetrati ai danni dei docenti e al sistema dei «diplomifici». (5 – 02726)

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