Chiediamo che il Concorso Ordinario venga fatto partire entro l’estate. Lettera

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Inviata da Martina Sanzi e Loretta Tanzarella – Siamo un gruppo di docenti di Musica nella Scuola Secondaria di I grado (Classe di Concorso A030) provenienti da tutta Italia. Alcuni di noi hanno avuto occasione di accumulare servizio a scuola, mentre altri sono stati meno fortunati. Apparteniamo ad una categoria variegata ma molto volenterosa e paziente.

Molti di noi – oltre ad essere plurititolati – hanno conseguito Master e Corsi di Perfezionamento: in sostanza, possediamo la formazione necessaria che si richiede ad un docente. Oltre questo abbiamo molto di più: siamo appassionati alla materia che insegniamo (o che vorremmo insegnare) ma ci sentiamo ormai totalmente sfiduciati poiché da anni siamo in balìa di un
sistema che non ci considera e che non ci prende minimamente in considerazione. Rientrando a pieno titolo in questa categoria di professionisti competenti e appassionati, non facciamo alcuna differenza tra chi non raggiunge per poco i tanto famigerati trentasei mesi di servizio e tra chi (magari per una serie di sfortunati eventi) ha maturato solo qualche mese di insegnamento o non si è ancora affacciato al mondo della scuola.

Non crediamo infatti che la quantità di giorni di servizio (spesso, ribadiamo, avvenuto per puro caso o coincidenza in base al vigente sistema di reclutamento) sia o debba essere l’unico fattore discriminante a rendere un docente competente
oppure no. Riteniamo che il grado di competenza si riconosca e si dimostri in vari modi: attraverso la formazione, da considerarsi naturalmente punto di partenza imprescindibile (testimoniata, nel nostro caso, dai titoli di accesso che abbiamo già faticosamente conseguito) ma anche con la passione e l’abnegazione, la ferma volontà di cambiare il sistema scolastico – ormai divenuto immobile ed asfittico –  in un organismo che non miri in modo esclusivo a riversare nozioni negli studenti (considerandoli passivamente come una tabula rasa) ma che punti invece a creare solide basi per una crescita, sia dell’alunno sia del docente stesso.

L’insegnante competente si pone infatti in continua discussione, si misura con le difficoltà anziché allontanarsene, è capace di adattare continuamente le proprie conoscenze includendo quelle dei ragazzi, è in grado inoltre di collaborare in maniera efficace e produttiva con i colleghi, in primis tramite le organizzazioni territoriali, può insomma disporre di un bagaglio unico di risorse inestimabili. Quello che chiediamo è intanto la possibilità di misurarci con il concorso, di avere finalmente l’occasione di dimostrare quanto sappiamo fare e quanto vogliamo ancora imparare.

Dobbiamo però fare un passo indietro e precisare: la maggior parte di noi non ha purtroppo accumulato abbastanza esperienza solo ed esclusivamente perché i tempi non hanno giocato a favore. Chi avrebbe voluto partecipare al TFA si è visto sfumare questa possibilità ormai già nell’ultimo biennio utile 2014/2015, attendendo invano che si stabilisse e se ne effettuasse un nuovo ciclo. Nell’ormai lontano 2017, la ministra Valeria Fedeli ha ritenuto opportuno istituire la qualifica del requisito dei 24 CFU, considerato fondamentale per l’accesso al concorso e noi non ci siamo tirati indietro: li abbiamo immediatamente conseguiti. Nel frattempo, abbiamo visto transitare davanti ai nostri occhi ben due concorsi ordinari per il ruolo (2016 e 2018) senza poter in alcun modo prender parte.

Il susseguirsi poi di Ministri diversi, (ricordiamo Bussetti e l’incarico lampo del Ministro Fioramonti) con idee e intenti spesso diametralmente opposti, ha fatto il resto. Ribadiamo dunque che non esistono precari di serie A e di serie B: quelli che spesso vengono definiti neolaureati sono persone ormai adulte, con età comprese tra i ventotto e i trentotto anni e che, per tutta una serie di motivi (alcuni qui sopra ricordati) non hanno potuto fare altro che subire passivamente gli eventi, dai continui cambi di guida al ministero al susseguirsi dei più disparati metodi di reclutamento del personale docente. Quando poi lo scorso anno finalmente la ministra Lucia Azzolina ha bandito i due concorsi ci siamo sentiti rincuorati: anche noi abbiamo riconosciuto, per quanto non fossero circostanze dipendenti dal nostro volere, che dividere i due concorsi in ordinario e straordinario fosse sensato. Non abbiamo forse gradito ogni singola decisione in merito al grado di evidente disparità tra i due concorsi – straordinario e ordinario infanzia e secondaria – ma l’abbiamo accettata. Molti di noi hanno appreso questa notizia con gioia,
dopo anni e anni di attesa, e subito ci siamo affannati sui libri, ci siamo confrontati e abbiamo anche scelto di allontanarci da casa per avere più possibilità, sperando di ricoprire l’alto numero di posti vacanti nel Nord Italia.

Poi è arrivata la pandemia ed è inutile spiegare quanto questa abbia purtroppo contribuito a bloccare tutto. Constatare però che, nonostante tutto, il Concorso Straordinario fosse partito, ci aveva fatto ben sperare e abbiamo atteso con pazienza il nostro turno fino all’ennesimo, drammatico risvolto: un nuovo cambio di governo e conseguente cambio di Ministro. Avevamo capito che tra l’emergenza ancora in corso e l’insediamento del nuovo Ministro, la cosa sarebbe andata per le lunghe ma
sapevamo che, nonostante l’incertezza, nonostante il caos in cui la scuola versa ormai da anni, ancor prima che della pandemia ne avessimo anche solo il sentore, avremmo comunque avuto la prima, vera occasione. Qualche settimana fa, invece, hanno cominciato a circolare voci di corridoio riguardanti possibili  sanatorie, ipotesi di cancellazione o addirittura vere e proprie modifiche in itinere del concorso. Nessuno ha compreso più cosa stesse accadendo e tutt’ora siamo qui in attesa di risposte certe.

Siamo una categoria dimenticata, non considerata particolarmente importante. Non abbiamo presa politica perché c’è chi per un soffio non raggiunge il requisito 180×3 o chi addirittura non ha mai messo piede in una scuola.

Questo però non significa che abbiamo minor valore.

Come può la formazione sul campo essere indice certo di un docente qualificato? Non vogliamo entrare nel merito di chi ormai da anni e anni insegna a scuola senza aver superato un concorso o senza essersi nemmeno abilitato, perché non vogliamo giustificare le nostre ragioni screditando quelle di altri. Chiediamo solo di poter essere ascoltati perché, in questo momento, i
quattrocentomila sventurati che attendono da anni, senza aver mai protestato, non possono più permettersi di stare in silenzio. E se la platea dei cosiddetti “precari storici” è sicuramente ampia, anche noi lo siamo, e adesso siamo stanchi di questo tira e molla, di questo continuo rimandare.

Chiediamo dunque che il Concorso Ordinario venga fatto partire entro l’estate, perché è troppo tempo che siamo in attesa e tanto è il nostro valore. Chiediamo di essere considerati precari tanto quanto chi ha trentasei mesi di servizio o più. Non siamo d’accordo con le sanatorie e con l’eventuale cancellazione o rimandare di un concorso che aspettiamo da anni.

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