Chiamata diretta: un altro pilastro della Buona Scuola si è sbriciolato. Lettera

di redazione
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Biagio Biancardi (UIL Scuola Napoli) – Quando un’edificio è marcio pian piano crolla un pezzo alla volta. Così sta avvenendo per la 107 a due anni dalla sua approvazione.

Un altro pilastro si è sbriciolato: la chiamata diretta. I docenti che hanno avuto l’immissione in ruolo dovevano elaborare il proprio curriculum ed inviarlo on line ad una scuola pilota e poi alle altre a cui erano interessati.

e lo scorso anno molti dirigenti si sono compiaciuti per questa procedura quest’anno le cose sono radicalmente cambiate.

Già con il CCNI dell’11 Aprile 2017 il potere discrezionale dei DS è stato ridimensionato. Infatti il passaggio Ambito-Scuola doveva scaturire dalla indicazione del Collegio dei docenti collegate al Ptof.

Ma quando i neo-immessi in ruolo dovevano inviare il curriculum alle scuole hanno constatato che i bandi dei DS erano quasi del tutto scomparsi.

I Presidi non hanno voluto rischiare per una seconda volta con improbabili colloqui o con una valutazioni asettiche di: master, corsi e corsetti, per poi trovarsi un docente che ha collezionato più titoli che esperienze professionali.

Quindi si restituisce l’incombenza agli AT che operano assegnando i docenti in base al punteggio.

Che riflessione fare? Le riforme calate dall’Alto, che vogliono importare modelli neo-liberisti e fordisti nella scuola non funzionano. Pur con le sue difficoltà la scuola pubblica eroga, non un servizio (non è un’azienda), ma un diritto costituzionale cogente per lo Stato. La Campania ad esempio -pur operando con le ben note difficoltà strutturali- ha dimostrato sul campo la capacità di FARE SCUOLA con qualità.

I tre pilastri ideologici della Buona Scuola: Bonus Premiale, Alternanza Scuola-Lavoro, Chiamata Diretta sono miseramente falliti. Risucchiati nel vortice di contraddizioni frutto di dilettantismo e di una logica dirigista che vede nei docenti dei meri esecutori di indirizzi calati dall’alto.

I Sindacati hanno a suo tempo tentato un dialogo con il governo dopo l’approvazione della legge affinché il piano di immissioni fosse spalmato in un biennio ed hanno criticato il Totem algoritmo per la mobilità -rivelatosi poi sbagliato- ma hanno trovato un muro di tronfia sicumera.

Bisogna voltare pagina, salvare qualche singolo e circoscritto aspetto della legge e riprendere subito dalla bozza iniziale della Buona Scuola l’eliminazione delle 100 “molestie burocratiche” (la prima è la stessa legge composta da 1 art. e 212 commi, un mostro di ipertrofia e bulimia giuridica ed un aborto linguistico). Proposta poi evaporata (dopo la finta consultazione telematica) che andrebbe ripresa ed approfondita.

Una nuova “Governance” può scaturire dal basso in primis da DS che mirino a fare della scuola una comunità educativa docenti/ata e da un personale motivato con stipendi europei e considerazione sociale. Questo deve essere il presupposto di qualsiasi cambiamento nella scuola senza di esso “Le Riforme” diventano pura operazione di facciata, un trasformismo di breve respiro, un maquillage che mette la polvere sotto lo zerbino per vendere al pubblico ed agli elettori un “medaglione ideologico”

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