Chiamata diretta, Turi: la scelta da parte dei dirigenti avvenga su criteri oggettivi e non discrezionali

di Eleonora Fortunato
ipsef

Dopo il 13 agosto debutterà il nuovo sistema di chiamata dei docenti dagli ambiti territoriali. Ma secondo quali criteri avverrà l’incontro tra domanda e offerta?

Dopo il 13 agosto debutterà il nuovo sistema di chiamata dei docenti dagli ambiti territoriali. Ma secondo quali criteri avverrà l’incontro tra domanda e offerta?

Chi dovrà occuparsi di confrontare i curricula dei docenti? Ne abbiamo parlato con Pino Turi, responsabile scuola della Uil.

Turi, parliamo un po’ di questa mobilità che per ora sembra essere senza regole.

“Stiamo discutendo in questi giorni di quali saranno le regole, la trattativa è aperta e non si può pensarla diversamente: le regole vanno fatte, la legge non è applicativa di per sé”.

Ci sono le premesse perché siano condivise, secondo lei?

“Nelle prossime ore la controparte ci comunicherà la sua proposta e anche se siamo ancora alle fasi preliminari, temo che una condivisione sia alquanto difficile. Sui nodi veri di questa partita ci sarà molto da discutere”.

Come dovrà avvenire la chiamata dagli ambiti?

“Per noi è essenziale che il docente che dagli ambiti si sposta nella scuola lo faccia sulla base di criteri oggettivi. Dopo i trasferimenti, sapremo con esattezza quanti titolari di ambito e quanti di scuola abbiamo a disposizione. I docenti di ambito dovranno trovare la loro collocazione all’interno degli organici di istituto dopo il 13 agosto, nel momento in cui cioè le scuole potranno richiedere il personale di cui hanno bisogno”.

Ha parlato di criteri oggettivi, cioè?

“Parlo essenzialmente di titoli”.

Le segreterie delle scuole dovrebbero mettersi a fare la comparazione dei titoli dei docenti? Pensa che si parlerà di graduatorie?

“La parola ‘graduatoria’ in questo momento riporta a uno scontro ideologico che è bene evitare. Parliamo di una valutazione comparativa in base ai titoli. Ho una mia idea su come dovrebbe essere fatta la procedura, ma ne parlerò a tempo debito”.

Crede che ci siano i tempi tecnici perché questo nuovo sistema entri a regime per l’inizio del nuovo anno scolastico?

“I tempi ci sono, abbiamo tutto luglio per sciogliere i nodi più grossi. Non sarà facile mettere insieme domanda e offerta, lo sappiamo, proprio per questo dobbiamo arrivare preparati al 13 agosto, cercando di tenerci il più possibile fuori dallo scontro ideologico”.

In più c’è la spinosa questione della triennalità degli incarichi.

“Io credo che questo sia un punto molto debole della 107. La triennalità attiene alla dirigenza scolastica, non riguarda i docenti che hanno la sola obbligazione del fare, non quella del risultato, ma questo come altri punti credo che andranno incontro a modifiche radicali. Sappiamo che questa legge è destinata a cambiare, che è stata scritta senza cognizione della realtà, senza pensare al suo vero impatto sulla scuola”.

Che cosa pensa del concorso che si sta svolgendo in queste settimane?

“C’è di positivo che un altro pezzo di precariato troverà la sua stabilizzazione, ma bisogna portare avanti un piano pluriennale di assunzioni del personale inserito nelle graduatorie perché il fenomeno possa cessare definitivamente”.

Questo l’ha sempre sostenuto anche il movimento Cinquestelle, che dopo il successo elettorale delle ultime ore potrebbe avere ambizioni di governo. Pensa che con loro ci sarebbe una maggiore sintonia, almeno su questo punto specifico?

“Le opposizioni ci danno sempre ragione, ma noi vorremmo parlare con chi decide. Il concorso va bene, ma ricordiamoci che in piedi c’è una delega sul nuovo reclutamento e noi ci adopereremo perché ci siano passerelle che diano garanzie ai precari”.

Ma queste passerelle di cui parla le immagina legate ancora una volta a un meccanismo di selezione?

“Di selezioni i docenti che stanno nelle graduatorie ne hanno già superate tante, ma ora è senz’altro prematuro parlare di questo aspetto”.

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