Chiamata diretta, Rusconi (ANP): vengano denunciati clientelismi e malaffare. Valutateci, ma con ispettori formati

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In attesa di sapere quale sarà l’ultima mossa del Miur per arginare gli errori e gli abusi commessi dai presidi cosicché almeno abbiano ricadute sulla loro valutazione (le linee guida in preparazione dovrebbero verificare la coerenza tra i bandi e i Ptof), Mario Rusconi, Vicepresidente nazionale ANP, ribadisce la sua fiducia incondizionata nel nuovo sistema di reclutamento.

Professor Rusconi, è sempre dell’idea che la chiamata diretta sia uno strumento utile in mano ai presidi o gli abusi denunciati nelle ultime settimane dai giornali hanno smosso qualcosa anche in lei?

“Le sottopongo una considerazione preliminare: per quanto riguarda sia l’assegnazione del bonum sia la chiamata diretta, ci troviamo in una fase di rodaggio della legge 107 per cui è inevitabile, a mio avviso, che in una qualche misura fisiologica vengano rilevate manchevolezze, inadempienze, cattive interpretazioni”.

Manchevolezze e inadempienze che hanno riempito le pagine dei quotidiani nazionali e che hanno portato per la prima volta a mettere in uno stesso enunciato le parole ‘scuola statale’ e ‘clientelismo’.

“Come Associazione Nazionale dei Presidi siamo i primi a richiedere che casi di clientelismo, familismo e malaffare vengano prontamente denunciati e sanzionati, ma bisogna stare molto attenti a non far partire campagne diffamatorie nei confronti di quei colleghi che magari hanno commesso qualche errore in buona fede, poiché sappiamo che l’interpretazione della norma, in questa fase più che mai, è alquanto complessa”.

Sono senz’altro meno deprecabili, ma anche gli errori commessi in buona fede producono effetti negativi sul sistema; ad ogni modo, anche la nostra redazione è stata sommersa da una valanga di segnalazioni di abuso che non è stato sempre possibile documentare in tempi così brevi.

Fama volat, abbiamo bisogno di accertare con prove incontrovertibili le responsabilità dei singoli prima di procedere alle scomuniche o ai tribunali dell’inquisizione, non possiamo basarci sulle segnalazioni ai giornali”.

E’ giusto che ci siano le istruttorie, le inchieste, che nei casi più seri sia coinvolta la magistratura, ha ragione, ma la stampa funziona normalmente come un termometro, informa tempestivamente l’opinione pubblica se qualcosa non sta andando nel verso giusto. Anche il Miur ha sentito un campanello d’allarme, visto che si sta affrettando a introdurre la coerenza fra bandi emanati per la chiamata diretta e Ptof tra i criteri per la valutazione dei dirigenti. Lei è d’accordo con questa soluzione?

“Sono rientrato da poco da uno dei seminari che l’Anp regolarmente organizza per i dirigenti neoassunti e anche nel corso di quest’ultimo appuntamento ho ripetuto che è dote imprescindibile del bravo preside una profonda accortezza professionale per l’applicazione delle nuove e delle vecchie regole, specie in vista della valutazione introdotta dalla nuova legge. Tanto la chiamata dei docenti quanto l’attribuzione del bonum devono essere ineccepibili dal punto di vista concettuale e fattuale. Abbiamo sempre sostenuto che per valorizzare al massimo la professionalità del dirigente si debbano ampliare le sue competenze, i ‘poteri’ volgarmente detti, che fino a oggi sono stati irrisori. Il fatto che la legge 107 si sia mossa in questa direzione è un fatto certamente positivo e siamo pienamente d’accordo con l’idea che a questo ampliamento debba corrispondere un controllo maggiore, anche dei bandi emanati per la chiamata diretta”.

Qualche giorno fa però ha lanciato un affondo contro chi questo controllo dovrebbe esercitarlo, cosicché pur conoscendo bene le posizioni del suo sindacato ci siamo domandati se non fosse cambiato qualcosa.

“Non è cambiato nulla, siamo sempre stati e restiamo coerenti su questo argomento, ma chiediamo una serie di garanzie affinché le cose non finiscano, come sempre, all’italiana. Ci sta a cuore che, innanzitutto, i membri del nucleo di valutazione non siano provenienti dalla stessa provincia o dalla stessa regione del dirigente da valutare e che vengano selezionati e formati in maniera rigorosa, non reclutati sotto il segno dell’emergenza”.

Vi è stato chiesto di prendere posizione sui casi di discriminazione compiuti dai presidi, lo avete fatto?

“Ne siamo venuti a conoscenza dai giornali e più che ribadire il nostro essere favorevoli alla valutazione dei presidi, ai tre livelli per il loro stipendio, alla possibilità di allontanamento e di licenziamento in caso di obiettivi non raggiunti o di gravi inadempienze, non sappiamo cos’altro aggiungere”.

Anche l’Onorevole Aprea ha dichiarato di essere molto delusa da come sono andate le cose.

“Stimo molto Valentina Aprea, ma non dimentichiamo che le posizioni dei politici riflettono lo status e le istanze del partito di provenienza. La legge 107 ha bisogno di tre, cinque anni per esercitare la sua influenza positiva e la chiamata diretta sconta innanzitutto la circostanza negativa dell’essere stata espletata tra la fine di luglio e la fine di agosto, dopo un anno intero di rimbalzi tra Governo e sindacati nel tentativo di trovare un accordo. Le prime vittime di questo ritardo, che di certo sarebbe stato evitabile, sono stati i dipendenti dell’amministrazione scolastica, che hanno lavorato anche a Ferragosto, per non parlare dei presidi che in alcuni casi hanno persino rinunciato alle ferie. A proposito di questo vorrei concludere ricordando che fortunatamente la scuola non è solo chiamata diretta o bonum ai docenti, è anche solidarietà: per questo insieme a Acli e Unitalsi stiamo lanciando la campagna “Anche dopo il terremoto” per le scuole di Amatrice, sollecitando la partecipazione di docenti e presidi in pensione”.

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