Chiamata diretta, requisiti: essere belle. Ingroia: Governo modifichi meccanismo, dia indicazioni precise ai dirigenti e invii ispezioni

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La chiamata diretta sta rivelando quello che possiamo definire il "volto" peggiore di alcuni dirigenti scolastici, che si stanno sbizzarrendo nel corso dei colloqui con i docenti che dovrebbero assumere nella propria scuola

 secondo la nuova procedura.

La chiamata diretta sta rivelando quello che possiamo definire il "volto" peggiore di alcuni dirigenti scolastici, che si stanno sbizzarrendo nel corso dei colloqui con i docenti che dovrebbero assumere nella propria scuola

 secondo la nuova procedura.

Abbiamo già riferito sulle discriminazioni perpetrate nei confronti di insegnanti donne, cui sono state rivolte domande sull'esistenza di figli piccoli, sui congedi per maternità e sull'intenzione di prossime gravidanze. In data odierna, abbiamo pubblicato la lettera di un collega, cui non è stato attribuito l'incarico per aver detto al DS che nel corso dell'anno potrebbe usufruire dei permessi, ai sensi della legge n. 104/92 commi 5 e 7, per assistere la madre disabile.

A quanto sopra riferito, aggiungiamo la denuncia di Antonio Ingroia, leader di Azione Civile, secondo cui i dirigenti, oltre a porre domande prettamente personali relative alla famiglia (figli, gravidanza, intenzione di portare i figli con sé…) è oggetto di apposite tutele di legge, assumerebbero docenti con un ben preciso requisito: la bellezza. Per avere l'incarico, dunque, le docenti devono essere carine.

Per i motivi su esposti, Azione Civile chiede al Governo di cambiare la chiamata diretta, dare precise direttive ai dirigenti scolastici e inviare ispezioni, per fermare questo meccanismo che rasenta ormai il ridicolo.

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