Chiamata diretta o inversa? Lettera

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Inviato da Lucia Grossi – Gent. Redazione alla luce delle notizie arrivate sulla chiamata diretta, consentite un breve commento da parte di chi l’ha vissuta sulla pelle.

Facciamo un passo indietro: concorso per acceder al Tfa, concorso per accedere alla specializzazione sostegno, nuovo concorso per entrambi i curriculi: uno pensa di poter tirare il fiato e dire: “Ce l’ho fatta”. Non è così perchè la chiamata diretta rimette tutto in discussione, una roulette russa per la quale titoli (sudati) e punti (sudatissimi) non contano più. Incollati al pc abbiamo visto colleghi in posizione inferiore alla nostra anche di 70-80 posti sorpassarci tranquillamente e soffiarci i posti; nessuno sa cosa avessero di speciale, in quanto il loro curriculum non è mai apparso sui siti delle scuole che li hanno preferiti a noi. E’ vero che alcuni presidi non ci hanno fatto subire l’arbitrio della chiamata diretta (un’istituzione chiaramente feudale), affidandosi alle graduatorie e all’assegnazione da parte dei provveditorati. Non tutti i dirigenti però sono stati così illuminati; e per chi si è visto sorpassare, non si sa bene in base a che criteri, il senso di precarietà, di impotenza e di esclusione è stato l’unico risultato ottenuto dopo tanti sacrifici.

Inoltre la stampa nazionale ha sempre fatto intendere che chi veniva assegnato dai provveditorati in fase surrogatoria, e non scelto (con tanto di alloro) era considerato perlomeno un avanzo. Stiamo parlando invece di docenti tra i primi posti delle graduatorie, non scelti solo perchè mancanti di ‘progetti’, di ‘incarichi’ che non hanno mai potuto avere, perchè eterni supplenti trascinatisi per anni da un avente diritto ad un altro. In sostanza la nuova meritocrazia predilige chi ha lavorato sulla visibilità piuttosto che sull’impegno e su studi severi.

Tutti poi dicono che mancano gli insegnati di sostegno: chi vuole più spendere 3000 euro (più le spese correnti), un anno e mezzo di presenze costanti all’università, estate e inverno, con tirocini a scuola (contemporaneamente al lavoro, altrimenti come lo paghi?) per rimaner supplente a vita se non passi un ulteriore concorso oltre quello per entrare alla specializzazione, e un’altra selezione post concorso, per la quale ogni scuola ha criteri diversi e disparati?
Che ci sia qualcosa che non va in noi docenti, che ci sottoponiamo a continue, cervellotiche ed estenuanti selezioni senza ottenere mai nulla di concreto in cambio?

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