Chiamata diretta, introduciamola anche per gli ATA. Bonus merito crea sana emulazione. Bilancio di un Dirigente Scolastico

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La “Buona Scuola” indubbiamente ha portato un cambiamento dirompente: 1) la chiamata diretta degli insegnanti dagli ambiti da parte del dirigente scolastico; 2) l’organico dell’autonomia con i docenti di potenziamento; 3)la premiazione dei docenti meritevoli.

Eugenio Tipaldi – Riguardo al primo punto, si deve dire che la chiamata  diretta ,sebbene contestatissima da parte dei sindacati e dai docenti, è stata molto limitata: riguarda solo i nuovi assunti. E’ stato sbagliato ad esempio far fare l’anno scorso l’anno di prova a molti docenti, con tour di forza di noi presidi che dovevamo assistere anche alle loro lezioni, e poi mandarli via, anche se erano stati ritenuti da noi capaci e meritevoli. Fermo restando il diritto di chi voleva andare via, questi docenti potevano rimanere benissimo  nella nostra scuola, mantenendo la continuità nella nostra scuola, senza bisogno di “deportazioni” e quant’altro.

Infatti una delle novità positive della riforma è proprio la garanzia di una continuità dei docenti nel triennio: la continuità, come tutti sanno, è importantissima per il successo scolastico degli alunni e per il buon andamento della scuola,  ma solo la “107” l’ha assicurata nei fatti (onore al merito).

Sarebbe anche il caso- e con questa proposta solleverò sicuramente un vespaio- che la chiamata diretta s’introducesse anche per il personale ATA. Anche la continuità di questo personale è una garanzia per il buon andamento della scuola. Lo dice un preside di una scuola di frontiera che vede ogni anno cambiare i collaboratori scolastici e si vede mandare dall’ufficio scolastico  lo “scarto” delle altre scuole.

Riguardo al secondo punto, l’organico funzionale è stato da anni richiesto da noi presidi e solo con questa legge lo si è ottenuto. Certo i docenti in più, rispetto alle promesse, sono stati pochi e non sempre rispondono alle richieste della scuola e al PTOF. Ma è stato importante introdurlo per poter incominciare davvero ad attuare l’autonomia scolastica. Ma sarebbe anche il caso di dotare la scuola di una gestione economica autonoma, senza i paletti dei vari capitoli di spesa. Ogni scuola, con l’approvazione del Consiglio d’Istituto, sceglierebbe le proprie priorità di spesa, senza che ce lo dica papà Ministero.

Rispetto al terzo punto, paventavo uno scontro fra i docenti, ma devo dire invece, ricredendomi, che il bonus ai docenti ha creato una sana emulazione a volersi impegnare e a distinguersi sia nell’aiuto organizzativo alla scuola sia nel campo propriamente didattico, anche se è difficile stabilire dei criteri oggettivi per definire una bravo insegnante.

Lodevole è la proposta di riformare gli esami del I ciclo e delle superiori: finalmente non sarò costretto ad andare in un’altra scuola  (inutilmente e senza compenso) per presiedere gli esami di licenza media, ma rimarrò nella mia scuola; e per le superiori sarà un risparmio di tempo e di danaro nominare per le commissioni solo membri interni, che conoscono bene gli alunni, e un presidente esterno che garantisca l’imparzialità di giudizio.

Sono favorevole anche all’abolizione dei voti e  delle bocciature nella scuola del I ciclo (sono ammesse solo in caso eccezionale nella scuola secondaria di I grado).

Finalmente sono proposte di buon senso, come quelle di semplificare gli esami e rendere le prove INVALSI solo una certificazione delle competenze.

Ben venga la valutazione dei dirigenti scolastici e che lo giudichino i docenti e i genitori. Ma vogliamo equiparare lo stipendio dei dirigenti scolastici agli altri dirigenti statali (abbassando lo stipendio abnorme di molti di essi, così si trovano le risorse!) ed equiparare anche la differenza di stipendio tra i vecchi presidi e quelli nuovi assunti per concorso che-ironia della sorte- percepiscono meno di quelli diventati dirigenti scolastici ope legis ?

E vogliamo anche aumentare gli stipendi degli insegnanti, come avviene in Europa, costringendoli  in cambio a stare di più  a scuola, per i progetti di recupero e di potenziamento degli alunni, senza bisogno ogni volta di fondi speciali, visto che quelli normali non bastano mai?

E vogliamo rendere gli edifici scolastici antisismici nelle zone soggette a terremoto e in genere decorose? Qui i comuni (vedi Napoli e poi muori) non danno più nemmeno i soldi per gli arredi e la piccola manutenzione.

Certo ci vuole una scelta coraggiosa da parte del governo: investire nella scuola come punto qualificante per crescere come paese. Può sembrare un’utopia, ma l’alternativa è il declino.

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