Chiamata diretta del Preside, insegnanti di italiano che non danno mai il debito, studenti tutti bravi con la tecnologia. Lettera

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Prof. Alberto Girolamo – Potremmo stare giornate intere a parlare dei problemi della scuola, molti di questi facilmente risolvibili se, chi ci comanda, avesse una minima consapevolezza di ciò che è, oggi, la scuola. Vorrei affrontare, tuttavia, alcune questioni spinose.

Chiamata diretta. Non mi soffermo sull’inutilità della versione attuale. In fondo, se un docente non viene scelto in una scuola, finirà in un’altra scuola, quindi se quel docente non viene scelto perché non “bravo” o perché “brutto e cattivo”, finirà pur sempre per peggiorare, imbruttire o incattivire un’altra scuola statale. La chiamata diretta deve esistere ma al contrario. Dovrebbero essere i docenti del collegio a scegliere il Dirigente Scolastico e non il contrario, per due semplicissimi motivi: il primo è che è molto più democratico che 100 scelgano 1 e non che 1 scelga i 100, e poi perché è nel totale interesse del collegio docenti avere un DS che sia competente e umano. Tanti DS, purtroppo, non lo sono, e ogni volta che c’è un cambio, tra gli insegnanti si crea una sorta di ansia mista a terrore, nella speranza che ne arrivi uno buono. In fondo, un docente non capace, non rovina una scuola, mentre il DS incapace, purtroppo, sì.

Competenze. Ormai la didattica per competenze è diventata la moda italiana del XXI secolo. Per oltre 100 anni la scuola italiana è stata la migliore al mondo, oggi non lo è più. Bisogna per forza usare questa parola magica: COMPETENZA. La frase più usata dai docenti patiti di “competenze” è: “Può succedere che un alunno abbia le conoscenze ma non le competenze”. D’accordissimo, ma se si trascurano le conoscenze, inevitabilmente non si raggiungeranno le competenze. Questo, molti colleghi, lo hanno dimenticato. Ci ritroviamo, così, laureati che ignorano totalmente la geografia italiana, purtroppo la storia, la grammatica e addirittura la matematica di base, finendo per fare figuracce che, ormai, sono all’ordine del giorno. Lo vediamo nei programmi televisivi: “Il versante italiano del Monte Bianco si trova in Sardegna” o addirittura nei concorsi pubblici, dove migliaia di aspiranti maestri vengono bocciati perché non conoscono la grammatica italiana. Ma come possiamo raggiungere le competenze, in una qualsivoglia materia, se non abbiamo un minimo di conoscenza dell’italiano? Quello dell’italiano è un tema delicatissimo da affrontare e, mi spiace dirlo, la colpa è proprio degli insegnanti di italiano. Tanti di questi, insegnando negli istituti tecnici, la reputano una materia di “serie B”. Si auto-retrocedono!! Ma scherziamo? L’italiano è la materia più importante in ogni scuola, dal liceo classico all’industriale, dallo scientifico al geometri, dal linguistico all’istituto d’arte. Ma come fa un alunno incapace di comprendere un testo di 3 righe, capire la traccia di un problema di matematica? Come può comprendere una legge fisica, se a stento riesce a capire il significato nelle singole parole inserite nell’enunciato della legge? Vedo insegnanti di italiano non dare mai il debito, almeno negli istituti tecnici, e poi, quei poveri martiri degli insegnanti di matematica, impazzire durante l’anno, per far capire il più banale dei teoremi o semplicemente per insegnare loro un minimo di logica che, ormai, in italiano non si fa più. Ora la didattica innovativa di italiano, consiste, nel triennio delle superiori, nel far fare agli alunni, dei banalissimi cartelloni colorati, con tante belle ricerche scaricate da internet e incollate senza neanche leggerle una mezza volta. Questo basta per un 6 a italiano. Poi, se non sanno leggere e scrivere non è un problema. Tanto fanno un istituto tecnico!!

Tecnologia . Altra bella parola in bocca a Ministri e Dirigenti del Miur. Quei poveri insegnanti di Tecnologia hanno l’onere di insegnare il mondo (perché tutto è tecnologia) in due o tre ore a settimana, ma per i nostri Dirigenti del Miur, tecnologia è solo l’uso del computer. E viene chiesto di far tutto coi computer, che se esistono nelle scuole, non funzionano. Ora ci stiamo riempiendo la bocca col coding , e senza sapere cosa è, siamo tutti contenti di farlo fare ai ragazzi che poi si divertono e imparano giocando. Cosa imparano, poi, non è dato sapere. I nativi digitali sono così bravi con la tecnologia che poi non sanno leggere un orologio con le lancette. E non è un problema se lo scopo è solo quello di leggere l’ora per non fare tardi alla partita di calcetto, perché tanto usano il cellulare, ma se poi non conoscono il significato di “orario” e “antiorario”, allora sono problemi negli istituti tecnici, dove alcuni strumenti di misura utilizzano sistemi orari e antiorari. E come glielo spiegano, quei poveri insegnanti, se questi nativi digitali arrivano alle scuole superiori senza conoscere un banalissimo orologio con le lancette?

Perdonatemi, ma anche se è poco professionale, vorrei concludere questa lettera, come il ragionier Ugo Fantozzi. Salgo sul palcoscenico e urlo al pubblico: “La chiamata diretta, le competenze e il coding sono una cagata pazzesca”.
Seguiranno i 92 minuti di applausi?

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