Chiamata diretta contrattata con la RSU: il rimedio è peggiore del male. Lettera

di redazione
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Si vocifera che la prossima chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici, introdotta dalla legge 107/2015 per la mobilità, sarà contrattata con le RSU d’Istituto.

Si possono avere idee diverse sulla chiamata diretta, anche essere contrari, perché introduce criteri privatistici all’interno di un ente pubblico. Ma, se questa che i vocifera è la soluzione proposta per dare un contentino ai docenti e limitare il potere dei soprannominati presidi -sceriffi , si deve dire che il rimedio è peggiore del male.

Ci sarà sempre una certa discrezionalità da parte del dirigente scolastico nella chiamata diretta, per quanto il Ministero possa dettare dei criteri a cui attenersi.

Ma se si pensa di evitare la discrezionalità inserendo la contrattazione sindacale, si è fuori strada. In tal modo si potrà avere:

1. La lottizzazione: il dirigente si mette d’accordo con le RSU e i sindacalisti per dare a ciascuno il suo docente raccomandato;

2. il conflitto: il dirigente non cede e vuole decidere lui, mentre i sindacalisti si oppongono.

Cosa succede in quest’ultimo caso? Vale la decisione del Preside o la sua decisione potrà essere impugnata?
Insomma sii passerebbe dalla padella alla brace, con aumento dei contenziosi anche a livello legale.
Allora o è meglio lasciar decidere ,pur con tutti i limiti che s’è detto, li dirigente scolastico da solo o si abroghi del tutto la chiamata diretta e gli ambiti.

Eugenio Tipaldi

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