Chiamata diretta, dopo 15 anni di insegnamento, mi sento un’alunna. Lettera

di redazione
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Floriana Oliva – Dopo quindici anni di insegnamento, mi sento oggi come il primo giorno di scuola…Da insegnante, penserete voi…No. Da alunna!

Io, allora piccolina, timida e non abituata ad ostentare, che dovevo impiegare tutte le mie energie per dimostrare alla maestra che valevo…Oggi, le mie emozioni e i miei stati d’animo non sono poi così cambiati. Mi ritrovo a dover affrontare l’iter della “chiamata diretta”, costretta non solo a chilometri di distanza da casa e affetti, ma anche a dovermi “autocelebrare” dinanzi a un dirigente scolastico, per convincerlo a scegliere me fra un mare di colleghi ormai tutti, come me, plurititolati e di esperienza decennale. Non sono al mio primo giorno di lavoro! Sono al mio sedicesimo anno di servizio!!! Io e i miei colleghi siamo tutti sullo stesso piano…ormai abbiamo quasi tutti almeno una laurea, ulteriori abilitazioni, master universitari, diplomi di perfezionamento, conoscenza di una lingua straniera. Eppure dobbiamo ” lottare” a suon di curriculum per guadagnarci almeno la scuola più “comoda” pur nella scomodità. ..Il MIUR dice di averci accontentato?! Per me si accontenta un docente solo nel caso in cui lo si mandi a lavorare nella propria provincia di residenza. Mi chiedo come mai nessuno faccia qualcosa di concreto per eliminare l’assurdità della titolarità sugli ambiti territoriali e non su scuola e di queste chiamate dirette che servono soltanto ad aumentare l’ansia e il lavoro di dirigenti, segreterie e docenti. In genere si cambia per migliorare e semplificare la vita, non per intrappolarla in meccanismi assurdi e perditempo che finiscono per soffocarla. Cordialmente.

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