Chi sono? La risposta potrai trovarla al Museo filosofico di Milano. Di cosa si tratta

di redazione

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inviato da Nicola Zippel – In questi giorni, su diverse agenzie di stampa e quotidiani si legge una bella notizia: “A Milano sta per nascere un nuovo museo, unico nel suo genere a livello mondiale: quello della filosofia”.

“L’idea è del dipartimento di Filosofia dell’università Statale di Milano e ha come obiettivo quello di illustrare le più importanti teorie e domande filosofiche – “Chi sono io? Esistono valori morali oggettivi?” – in forme concrete, rendendole comprensibili attraverso attività, simulazioni, video e giochi.” (da Rep.it).

Una bella notizia, appunto, dal momento che si tratta di un’iniziativa inedita, originale e che non può che far bene alla filosofia e ai filosofi…Qui, però, bisogna correggersi subito: il museo è della filosofia, non dei filosofi. Non è una correzione oziosa, ma basata su quello che dicono gli stessi fondatori del museo: scopo del progetto è “mostrare che il senso, il fascino, e l’importanza delle domande filosofiche può essere compreso senza passare necessariamente dalla lettura di testi impegnativi o di natura scolastica. Molti hanno conosciuto la filosofia esclusivamente attraverso lo studio dei manuali, che non soltanto sono spesso difficili e poco accattivanti, ma talvolta sono anche all’origine di un fraintendimento che nella cultura italiana è particolarmente diffuso: mentre nessuno pensa che la fisica sia la storia del pensiero di Galilei, di Newton o di Einstein, lo studio storico-manualistico del pensiero filosofico è spesso causa di una falsa identificazione tra i filosofi e la filosofia – tra le teorie di Aristotele, di Kant, o di Hegel, e la natura stessa dei problemi filosofici” (sempre da Rep.it).

I corsivi nella citazione sono miei. Iniziamo dal secondo, che esprime quello che mi sembra essere un passaggio particolarmente illuminante dello spirito che anima questa importante iniziativa: la filosofia non riguarda i filosofi, bensì i problemi filosofici. Passaggio che non è altro che l’ultima versione di un’idea di origine anglosassone, che percorre ormai da anni il variegato universo della didattica filosofica, secondo la quale non bisogna insegnare storia della filosofia, ma bisogna fare filosofia.

Al di là della natura artificiosa della distinzione stessa tra filosofia e storia della filosofia (dal momento che, ogni volta che si fa filosofia, si sta contribuendo alla costruzione di un nuovo momento della storia della filosofia), quel che mi interessa mettere in rilievo è la peculiarità del passaggio in questione, che declina in una maniera ancora più radicale l’idea di questa distinzione: l’identificazione tra i filosofi e la filosofia è “falsa”, così come falsa sarebbe l’identificazione tra le teorie di Aristorele o di Kant e la natura dei problemi filosofici (che loro stessi hanno pensato!). La quale natura, quindi, sarebbe disincarnata, del tutto autonoma dal pensatore che ha per primo elaborato, o, se per secondo o terzo, rielaborato il singolo problema filosofico.

Identificare un problema filosofico con il filosofo, poi, non solo è falso, ma frutto di un “fraintendimento” (e veniamo al primo corsivo) particolarmente diffuso nella cultura italiana. Davvero significativo che questo fraintendimento, foriero di falsità, venga denunciato da una delle più prestigiose università italiane, i cui studi hanno nutrito e si sono nutriti di quella cultura, rappresentando per anni uno dei vertici dell’indagine filosofica a livello internazionale.

Ma adesso, per fortuna, questo nuovo museo ci libererà di questo abbaglio – in tutti i sensi – storico, offrendoci la filosofia nella sua vera natura: una serie di problemi pensati da nessuno, sospesi nel vuoto di un eterno presente autoreferenziale. E noi che credevamo di poterne parlare ancora oggi grazie a una tradizione millenaria che li ha pazientemente tramandati nei secoli attraverso le vite e le opere di filosofi in carne ed ossa! È il parricidio platonico elevato all’ennessima potenza: lì moriva solo il padre Parmenide, qui li facciamo fuori tutti quanti in un colpo solo.

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