Chi lavora a scuola è sottoposto a stress e rischi infortuni, numeri in aumento. Anief: è ora di intervenire su più fronti

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Lavorare a scuola porta stipendi modesti, che non reggono nemmeno l’inflazione. E stanca molto. È di poche settimane fa l’allarme lanciato dall’Ocse che ha prodotto numeri di docenti vittime di burnout in aumento con la preghiera ai governanti di “indagare i livelli dello stress legato al lavoro degli insegnanti”.

Un paio di mesi prima, Vittorio Lodolo D’Oria, tra i maggiori esperti nazionali di burnout degli insegnanti, ha dato vita a una ricerca dalla quale risulta che nell’ultimo decennio tra i nostri insegnanti si sono registrati più di 100 suicidi, con prevalenza al Sud e tra i 50enni. Inoltre, il lavoro a scuola si dimostra anche pericoloso: lo conferma anche l’Inail, che ha pubblicato in questi giorni il Dossier donne, focus sull’andamento al femminile di infortuni sul lavoro e malattie professionali.

Per quanto riguarda gli infortuni nelle scuole, nel dossier si evidenzia che con l’uscita dall’emergenza sanitaria da Covid e la drastica riduzione della didattica a distanza (anche se per l’anno scolastico 2021/2022 la recrudescenza del virus ha reso necessari periodi di Dad in alcune zone d’Italia) il numero delle denunce di infortunio in ambito scolastico ha ripreso a salire: nel 2022 sono stati denunciati 19.394 infortuni occorsi a insegnanti delle scuole pubbliche e private (in aumento del 34,7% rispetto al 2021 e del 15,7% rispetto al 2019 pre-Covid), e fra questi l’85,0% ha riguardato il genere femminile. Il dato non sorprende, rimarca Orizzonte Scuola, considerata l’alta presenza delle donne docenti. Riguardo alla violenza sulle donne, che nella scuola sono l’82%, nel dossier si sottolinea che lavoratrici vittime di aggressioni o violenze (per esempio da parte di pazienti o loro familiari nei confronti di operatori sanitari, da studenti o parenti nei confronti di insegnanti) rappresentano nel 2022 il 2,6% di tutti gli infortuni femminili avvenuti in occasione di lavoro, riconosciuti dall’Inail. Tra queste, oltre il 44% svolge professioni sanitarie e assistenziali. Seguono specialiste dell’educazione e della formazione (6,1%), insegnanti di scuola primaria (5,1%) e impiegate postali (4,7%)

Il sindacato Anief continua a chiedere con forza interventi per arginare il problema: secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “non è più possibile fare finta di nulla di fronte a un burnout sempre più prevalente, la mancata collocazione di tutto l’insegnamento tra le occupazioni usuranti e il pre-pensionamento senza penalizzazioni che continua a non essere introdotto per legge. Lavorare a scuola, inoltre, significa essere considerati pessimamente a livello di opinione pubblica, con le aggressioni sempre più all’ordine del giorno e rischi di infortunio crescenti, assieme a malattie professionali crescenti tra chi insegna e opera a scuola”.

“È una condizione, quella del malessere psicologico di chi lavora a scuola, che ha origine anche nel precariato protratto per anni e anni, negli stipendi più bassi degli operai specializzati e senza indennità assegnate in altri comparti di lavoro, nelle ricostruzioni di carriera che penalizzano il pre-ruolo, nei passaggi professionali vicini allo zero, nei pochi scatti automatici, negli ambienti lavorativi fatiscenti, nelle motivazioni che fanno dell’insegnamento una professione sempre più difficile. Adottando accorgimenti fiscali e finanziamenti mirati, da aggiungere a stipendi integrati del 20-30%, si potrebbero raggiungere – conclude il presidente Anief – risultati importanti”.

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