Chi ha cominciato a versare contributi dopo il 1996 è a rischio povertà da pensionato

di Giulia Boffa
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Red – Gli under 40 che hanno cominciato a lavorare dopo il 1996 sono a rischio povertà per quanto riguarda gli assegni pensionistici: è il monito lanciato da da Alberto Brambilla, docente dell’Università Cattolica e fino al dicembre 2011 presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale del ministero del Lavoro.

Red – Gli under 40 che hanno cominciato a lavorare dopo il 1996 sono a rischio povertà per quanto riguarda gli assegni pensionistici: è il monito lanciato da da Alberto Brambilla, docente dell’Università Cattolica e fino al dicembre 2011 presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale del ministero del Lavoro.

Con la piena attuazione delle recenti riforme pensionistiche è venuta meno l’integrazione dei trattamenti da parte dello Stato per i cittadini che non raggiungono gli assegni minimi,lo Stato infatti non integra più le pensioni di chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi, cioè circa 7 milioni di persone (poco più del 40% del totale).
Inoltre solo il 30% dei lavoratori più “giovani” risultano iscritti alla previdenza integrativa, che consente di mettere da parte un utile tesoretto personale.

I lavoratori senza diritto ad una pensione “intera”, quindi potenzialmente bisognosi di integrazione, sono in netta crescita, troppe persone rischiano, pertanto, di ritirarsi dal lavoro e di scoprire di essere povere. Se si confermasse una necessità di integrazione intorno al 40% anche per quei 7 milioni di lavoratori che, avendo iniziato dopo il ’96, non ne hanno più diritto "si arriva a un totale di 2,8 milioni di bisognosi potenzialmente di integrazione".

E’ stata l’Ocse a porre l’accento sul fatto che è importante iniziare a contribuire da giovani alla propria pensione: ad esempio, con il 5% del proprio reddito da lavoratore, si potrà avere circa il 20% in più di assegno pensionistico; cominciando a metà della vita lavorativa (dopo una ventina d’anni), invece, sarà necessario versare fino al 20% dei redditi per lo stesso obiettivo.

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