Chi ha (ancora) paura delle prove Invalsi?

di redazione
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ASAL – Associazione delle Scuole Autonome del Lazio – Quest'anno il calendario delle prove Invalsi è caduto in un momento di forte contestazione da parte di una larghissima parte del mondo della scuola, nei confronti dei provvedimenti normativi proprio in questi giorni all'esame del Parlamento.

ASAL – Associazione delle Scuole Autonome del Lazio – Quest'anno il calendario delle prove Invalsi è caduto in un momento di forte contestazione da parte di una larghissima parte del mondo della scuola, nei confronti dei provvedimenti normativi proprio in questi giorni all'esame del Parlamento.

Questa coincidenza non ha certo favorito il normale svolgimento delle prove Invalsi, che, anche negli anni passati, avevano dovuto faticare, e non poco, per essere “digerite” da docenti e famiglie. Anzi, proprio quando si pensava di uscire da una certa fase di contestazione delle prove ecco che la protesta dei giorni scorsi ha riacceso focolai di boicottaggio diffuso. Perché?

1. Cominciamo col dire che non si può mettere tutto nello stesso pentolone e mescolare ingredienti così diversi e distanti. Già nella contestazione al ddl 2994 si sono operate delle semplificazioni e si sono confuse cose molto diverse come l'autonomia scolastica ed il potere dei dirigenti scolastici, ma questo è un altro discorso. Ad ogni buon conto le prove Invalsi non fanno parte del ddl 2994, in quanto già introdotte per legge, ed in effetti, a parte alcuni casi, non rientravano tra i motivi dello sciopero.

2. L'opposizione alle prove Invalsi si regge su argomentazioni che hanno ampiamente manifestato la loro insussistenza: negli anni scorsi nessuna scuola ha avuto un euro in più o in meno per avere avuto risultati positivi o negativi nelle prove; nessun docente è mai stato premiato o punito per questo; nessuno studente ha ricevuto gratificazioni o sanzioni.

3. Al contrario andrebbe spiegato ai genitori che l'Invalsi restituisce i risultati delle prove per riflettere sulla didattica; che i quadri di riferimento pubblicati sul sito dell'Invalsi permettono di trovare le connessioni tra le prove e le Indicazioni Nazionali; e che le Indicazioni Nazionali rappresentano la cornice unitaria dentro la quale costruire percorsi e progettualità formative comuni.

Ma c'è un'ultima questione, veramente scandalosa ed indecorosa. Quella dei docenti che, nei giorni di svolgimento delle prove, chiedono alle famiglie di tenere gli alunni a casa. Lo dobbiamo dire senza mezzi termini, è un comportamento contrario soprattutto alla deontologia professionale; stiamo infatti parlando, comunque, di attività ordinarie di Istituto già previste dal DPR 275/99, e definitivamente affermate dall'art. 51 del D.L. 5/12 nonché dalla sentenza del Giudice del Lavoro n. 212/2012 del Tribunale del Lavoro di Trieste. Tali comportamenti sono da ritenere irresponsabili da parte di quei docenti che hanno fatto leva sul rapporto fiduciario con le famiglie per rafforzare e amplificare il loro moto di dissenso, lasciando intendere che sia possibile che la Scuola possa proporre qualcosa di dannoso per gli alunni.

Denunciamo questo comportamento sconsiderato, che nulla ha a che vedere con la legittimità di scioperare e che invece distrugge quel patrimonio di credibilità e di fiducia che ogni giorno tante persone serie e responsabili dentro le scuole costruiscono per tutti noi, per la nostra Scuola, da veri educatori, senza paura.

IL PRESIDENTE DELL'ASAL Andrea Caroni

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