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Chi è leader nei lavori di gruppo? Promuovere la leadership in classe con criterio

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Il termine leader sta ad indicare, in generale, chi assume una posizione di preminenza in uno schieramento politico o culturale, o semplicemente in un’attività/impresa – anche in quelle scolastiche ovviamente.Il leader viene spesso visto come un “capo”, anche se la differenza tra questi due termini sta proprio nelle varie accezioni che, nel tempo, si sono avvicendate intorno al concetto di leadership.

Se fare il capo infatti richiede prevalentemente capacità gestionali e di comando, essere un leader prevede il creare quel che lo psicologo Daniel Goleman chiama risonanza.

Secondo lo studioso infatti esistono 6 tipi di leadership (visionario, coach, affiliativo, democratico, pioniere, autoritario) di cui però solo i primi tre 3 creano vera risonanza, ovvero capacità di innescare emozioni positive nel seguito del leader, così da agganciare emotivamente l’intero gruppo.

Classificazione

La classificazione del concetto di leadership è stata oggetto di studio da parte di diversi psicologi: per Lewin, Lipitt e White ci sono 3 tipi di leader (autoritario, democratico e lassez-faire), ma quello ideale dovrebbe in qualche maniera assorbire tutte e tre queste modalità.

Il leader infatti, secondo i tre studiosi, dovrebbe essere capace di guidare il gruppo in maniera decisa, quando serve, ma dovrebbe farsi anche promotore della partecipazione di quest’ultimo, riuscendo a delegare ai suoi collaboratori alcuni compiti (per il loro empowerment).

In generale, una macro-classificazione del concetto di leadership è quella dello psicologo austriaco Fiedler, che lo divideva semplicemente in due categorie: “orientata al compito” e “orientata alla relazione”.

Le abilità da sviluppare

In realtà, le doti che il/la buon leader dovrebbe avere sono sia pragmatiche che affettive: ciò è rispecchiato nella abilità che egli/ella dovrebbe sviluppare, sin dall’ambiente scolastico.

Il docente dovrebbe infatti cercare di promuovere in ogni alunno:

  1. la capacità di avere una visione chiara del mondo che lo circonda, in modo da affrontarlo in autonomia;
  2. il desiderio di essere un esempio per gli altri, un modello da seguire;
  3. l’abilità a motivare chi gli sta intorno;
  4. l’empowerment degli altri, ovvero la capacità di delegare con criterio autorità e compiti da svolgere. Questo può essere fatto verso i propri compagni – magari quelli che fanno parte del proprio gruppo di lavoro in classe – o semplicemente tra gli amici, nell’organizzazione di attività comuni (es. gite).

Sette leadership in classe

Nella leadership in ambito educativo (ad esempio, in un gruppo di alunni che lavorano insieme) si possono verificare 7 diversi modelli di leadership:

  • organizzativa: è centrata sul controllo e sulla funzionalità, ma col rischio che diventi oppressiva o ossessiva – per questo i docenti, nei lavori di gruppo, devono mantenere saldo l’equilibrio tra comando del leader ed empowerment dei compagni;
  • creativa: è innovativa, brillante e centrata sulla forza delle idee, che però rischiano di far diventare il leader dispersivo. Il docente, in tal senso, dovrà richiamare il leader a viaggiare all’interno dei binari rappresentati dalla via per raggiungere gli obiettivi;
  • coinvolgente: è tipica del leader carismatico che sa conquistare emotivamente gli altri, e che però potrebbe diventare troppo istrionico e narcisistico. Qui il docente deve badare che l’alunno a guida del gruppo si concentri su un orientamento al compito anziché solo alla relazione.
  • opportunistica: è imperniata sulla capacità del leader (di tipo democratico) di dare ampio spazio ai membri del gruppo e di “seguire il flusso degli eventi” anziché dominarli. Per evitare che si traduca, di fatto, in una mancanza di leadership, l’insegnante dovrà calibrare il gruppo mantenendo attivo il leader nel suo decision- making e spronando la sua attitudine all’autorità.
  • invisibile: anche questo, come il modello opportunistico, si basa su una forte libertà d’azione dei componenti del gruppo, ma a differenza dell’altro, vanta il sostegno del gruppo stesso. Perché non scada anch’esso in una non-leadership, va fatto sì che il docente stimoli l’orientamento del leader alla relazione, affinché non perda il consenso.
  • affettiva-relazionale: al contrario delle precedenti due tipologie (opportunistica e invisibile), qui il leader sa coinvolgere emotivamente il gruppo e ottenere la risonanza di cui parla Goleman, ma c’è il rischio che tale leadership diventi manipolatoria. L’insegnante dovrà quindi evitare ogni possibilità di tirannia mentale da parte del leader, cercando di stimolare tutti i compagni del gruppo a sviluppare un pensiero laterale e divergente e una propria intelligenza emotiva.

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