“Che vergogna. I docenti non sono eroi”, così titola “Il Giornale”. “Anche noi abbiamo lottato”

di Anselmo Penna

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Per il quotidiano diretto da Sallusti, la mancanza di copertura di tutti i posti da presidente per l’avvio degli esami di Stato, è stata occasione per pubblicare un articolo che ha scatenato la reazione della categoria.

L’articolo prende le mosse dalle difficoltà riscontrate nel reclutare i presidenti di commissione per gli esami di maturità la cui carenza, nel complesso del fabbisogno, si aggira intorno al 10% e che riguarda in particolar modo le regioni Lombardia, seguita da Emilia Romagna e Veneto. Le regioni maggiormente colpite dalla pandemia di Coronavirus.

Docenti eroi? No, secondo l’articolo apparso in prima pagina sul quotidiano “Il  Giornale”, “gli infermieri del Centro-Sud si sono messi in fila per venire a far volontariamente il loro dovere al Nord sotto attacco ma molti insegnanti si rifiutano di spostarsi 20 km per garantire gli esami di maturità e l’unica fila che pensano di fare è quella per prendere il treno delle vacanze“. Questo quanto si legge.

In molta parte dell’articolo troviamo delle pensanti critiche verso la categoria, “non tutti ma pur sempre troppi“, si legge, “che si attacca ai diritti più cavillosi compreso quello di non dover avere nessun dovere, né professionale né etico” e così via, inclusa una buona dose di stereotipi che vanno dallo stipendio garantito alle vacanze dei docenti. Ad esempio: “non ha voglia di lavorare neppure in emergenza pur sapendo di avere lo stipendio assicurato“, oppure, “c’è chi fugge per paura del virus e chi è già scappato in vacanza e non ha alcuna intenzione di interrompere il buen retiro“.

La reazione da parte della categoria dei docenti non si è fatta attendere.

Antonio, ad esempio, come si legge in  un commento pubblicato sulla pagina FaceBook del quotidiano in questione: “Non sono un insegnante ma lavoro nella scuola e so di cosa parlo. Contro l’ignoranza non c’è storia! Non sto a dire quanto e come ha lavorato un insegnante in questi mesi in cui gli é STATO IMPEDITO di andare a scuola, di avere un contatto con i suoi alunni.
Dico solo che chi si permette di criticare il lavoro degli altri senza conoscerlo è perché non ha rispetto neanche del suo di lavoro!

Ivana, sempre dalla pagina FB del quotidiano: “Gli eroi sono stati e sono coloro che in prima linea hanno affrontato questa terribile emergenza sanitaria lavorando ininterrottamente negli ospedali e nella case di cura mettendo a rischio la propria vita, in molti casi perdendola, per salvare quelle altrui. Nessun docente si è mai paragonato ad uno di loro,sarebbe stata una follia farlo. E’ vero, noi siamo rimasti a casa, non è stata una nostra scelta ce lo hanno imposto, come tantissime altre cose che la nostra categoria subisce passivamente senza aver possibilità di ribadire. In questo caso è stata una scelta necessaria per tutelare la salute di tutti, alunni e operatori scolastici nel nostro caso Noi docenti ci siamo immediatamente attivati sin dal primo giorno di chiusura per fare in modo che i nostri studenti non perdessero ore e giorni di lezione. Abbiamo abbondantemente triplicato il nostro orario di servizio settimanale trascorrendo intere giornate davanti ad uno schermo tra video lezioni, compiti da organizzare, caricare sulle piattaforme didattiche, scaricare e correggere senza poi contare tutte le altre attività correlate, collegi docenti, consigli di classe, incontri scuola famiglia, pagellini interquadrimestrali e così via

Michele, invece, ha inviato una mail alla nostra redazione: “Egregio direttore (si rivolge a Sallusti, ndr.), visto che dalle colonne del suo giornale si rivolge a un pubblico più o meno ampio che, aggiungo, merita rispetto, dovrebbe quanto meno informarsi con maggiore puntualità prima di emettere sentenze come quelle presenti nel suo articolo. Non voglio tediarla col proporre a lei e al suo giornale il lungo elenco di attività che noi insegnanti abbiamo svolto nel periodo di didattica a distanza, del tempo dedicato, anche fuori dal proprio orario di lavoro, di domenica, nei giorni di festa, di sera, alcune volte di notte….

Quello che proprio non riesco a mandare giù è il fatto che lei continui a confondere le “indicazioni di protezione sanitaria” emanate dal ministero a tutela della salute con la volontà di docenti “furbetti” di voler saltare l’esame di maturità. Egregio direttore, nessuno vuole questo, anche perché sono i nostri studenti, quelli con i quali abbiamo condiviso, per alcuni anni, gioie, tristezze e qualche volta anche dolori. Sono parte di noi!

Quello che invece chiediamo, ma che le sfugge, è che sia salvaguardata la salute di noi poveri insegnanti, dei nostri studenti e delle loro famiglie. Mi sta per caso dicendo che i docenti universitari che in tutto questo periodo hanno svolto e ancora svolgono lezioni, esami, sedute di laurea a distanza, sono dei “furbetti che stanno scrivendo una delle pagine più squallide della loro storia?”

Inoltre, le faccio presente che per proporsi come presidente di commissione di maturità, le norme vigenti, per i semplici insegnanti, prevedono requisiti stringenti, quale quello di essere di ruolo da non meno di dieci anni e che tale disponibilità è su base volontaria. Personalmente ritengo che sia sempre opportuno e intelligente, prima di discutere di cose di cui non si possiede piena conoscenza, tipo le norme che regolano l’attività del giornalista, approfondire l’argomento per evitare grossolane approssimazioni e, forse, anche brutte figure.

Pertanto la invito a rivedere la sua posizione sugli insegnanti per non offendere l’intelligenza di alcuni dei suoi lettori. In ultimo mi permetto di concludere con una citazione di Bertolt Brecht che temo non le piacerà: “sventurata la terra che ha bisogno di eroi”.

Interviene, sempre tramite invio alla nostra redazione, un gruppo di docenti di scuola superiore  di Matematica, Fisica e Scienze formati al CERN di Ginevra

Buongiorno, 
       non siamo eroi,  siamo insegnanti: persone consapevoli dell’importanza sociale del proprio ruolo di educatori e formatori delle nuove generazioni, un ruolo da noi vissuto non come una missione, ma con professionalità e passione.
Siamo infuriati per le parole di Sallusti, gridate dalle pagine del giornale che dirige, perché siamo stanchi di ribellarci all’ovvio e di vedere legittimata in quelle parole una opinione diffusa, senza avere possibilità di replica! Come insegnanti non dovremmo parlare, dovrebbe parlare per noi ciò che facciamo ogni giorno e tuttavia, dopo questo ennesimo articolo, rimane la frustrazione di chi dà l’anima per il proprio lavoro e adesso vorrebbe avere la possibilità di gridare il proprio sentire!!
Chi scrive è un affiatato gruppo di insegnanti di discipline scientifiche nella scuola secondaria di II grado, provenienti da diverse parti d’Italia. Ci accomuna una appassionante esperienza di formazione vissuta insieme al CERN di Ginevra nel novembre 2019, Italian Teacher Programme – Experience, terza sessione “pilota”, realizzata per la prima volta lo scorso anno.
Ci contraddistingue un approccio alla conoscenza e alla didattica che si è mantenuto costruttivo nonostante enormi difficoltà, sacrifici e scarsi riconoscimenti, perché ci siamo sempre impegnati in un percorso di studio, faticoso ma appagante. Questo nostro essere in continua ricerca, crediamo ci abbia reso testimoni credibili della bellezza del conoscere agli occhi dei nostri studenti.
Con questo stesso atteggiamento ci siamo immersi nella “didattica a distanza”: pur non essendo paragonabile al lavoro in presenza, per noi insostituibile, in questa fase era questa l’unica risposta possibile nell’emergenza sanitaria, per cui abbiamo  dato il massimo per rendere significativa l’esperienza didattica con i nostri studenti. Ci siamo confrontati ogni giorno, mettendo in gioco la nostra creatività, le nostre competenze, condividendo problemi e possibili soluzioni riguardo all’uso e all’efficacia di diversi strumenti tecnologici nella didattica.
Abbiamo discusso sul come, ma anche e soprattutto sul perché, fare didattica a distanza: oltre a proseguire con lo sviluppo della programmazione, abbiamo cercato di preservare il legame educativo con gli studenti e ritenuto prioritario dare loro strumenti per comprendere la situazione drammatica che stavamo vivendo e per promuovere responsabilità civica. I numerosi episodi di comportamenti sociali discutibili e le informazioni distorte o parziali che hanno occupato i media nei mesi trascorsi, testimoniano quanto sia urgente lavorare per sviluppare capacità critica e senso civico.
Di certo non siamo eroi, ma anche noi abbiamo lottato (in silenzio ma non in solitudine) perché i nostri studenti potessero non sentirsi soli, ma parte di una collettività, unita contro una sfida comune.
Questo nostro sforzo è andato ben oltre i nostri doveri contrattuali, le normative di emergenza, le modeste retribuzioni.
 A chi ci riserva appellativi volgari, rispondiamo rivendicando con sdegno e con forza il nostro ruolo sociale. Esigiamo rispetto e fiducia nel nostro operato, perché crediamo che solo investendo prioritariamente nella Scuola, potremo davvero progettare un futuro desiderabile per il nostro Paese!

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